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«Maltrattava la moglie» In difesa della donna la figlia di dodici anni
grosseto
Quelle sere in cui il padre violento si scatenava contro la moglie, la figlia - 12 anni - prendeva le difese della mamma. Si metteva in mezzo tra di loro, talvolta non aveva esitato a sferrare qualche calcio. Una volta, pochi mesi fa, aveva preso però schiaffi e spintoni, al punto che era stata portata all’ospedale e medicata, con dieci giorni di guarigione.
La Procura aveva chiesto l’allontanamento da casa dal giudice proprio in conseguenza di questo suo comportamento, e adesso l’uomo - poco più che 45enne - ha patteggiato 2 anni, per l’ipotesi di maltrattamenti, all’udienza preliminare con il giudice Marco Mezzaluna. Ma la sospensione della pena sarà concessa solamente se l’uomo prenderà parte a un percorso di recupero. Sono fatti avvenuti in un centro dell’Amiata quelli contestati dalla Procura, avvenuti in un arco di tempo tra il 2017 e il marzo 2020. Episodi ai danni della moglie, come è stato ricostruito dall’accusa, che avevano compreso offese - anche alla presenza delle figlie, incitate a rivolgersi alla mamma con gli stessi termini - minacce («tanto te la faccio pagare»), schiaffi, un pugno che le aveva fratturato due costole. E c’era stato poi un episodio particolare, lo stesso giorno delle botte alla figlia, lo stesso giorno in cui erano intervenuti i carabinieri: l’uomo aveva imbrattato con un pennarello le pareti dell’appartamento, con parole offensive nei confronti della donna. Poi avrebbe preso la moglie per i capelli, l’avrebbe colpita al volto e schiaffeggiata. I militari avevano notato e fotografato le scritte sui muri, poi erano riusciti a farsi raccontare dalla donna quanto stava accadendo in famiglia. E la donna aveva spiegato dei comportamenti prima strani e poi violenti che si erano susseguiti. Comportamenti violenti che avevano costretto la donna, nel dicembre dell’anno scorso, a farsi vedere al pronto soccorso: ai sanitari aveva però raccontato che era caduta dalle scale. Il motivo dell’escalation sarebbe stata la gelosia e la gravità sarebbe cresciuta nei momenti in cui l’uomo era sotto l’effetto dell’alcol. Secondo l’imputazione, del resto, la lite del marzo scorso avrebbe avuto luogo proprio per motivi di gelosia. Una chiamata partita per sbaglio dal cellulare della donna e diretta a un amico comune, aveva raccontato ai carabinieri, aveva scatenato la furia dell’uomo, che era venuto a conoscenza della chiamata e dei messaggi che i due interlocutori si erano scambiati i due perché marito e moglie condivideva l’account di Google.
Il giorno successivo le manifestazioni d’ira si erano ripetute e la donna si era chiusa a chiave con le due figlie in camera da letto; aveva poi finito per aprire la porta al marito, che l’aveva schiaffeggiata. Era stato in questo momento che la figlia si era scagliata verso il padre, che l’aveva a sua volta colpita. Terrorizzate, la donna e le figlie si erano rifiugiate in auto, erano stati chiamati i carabinieri: uscendo dalla camera da letto avevano visto le scritte sulle pareti. Mesi prima la stessa figlia era stata schiaffeggiata dal padre che aveva aggredito la mamma in auto: non aveva esitato a colpirlo con uno schiaffo e con un calcio. —
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