Il Tirreno

Grosseto

amministrazione trasparente 

Fondazione Etica rimprovera il Comune «Nessuna azione»

alfredo faetti

Caporossi: la nuova giunta era partita in quarta ma dopo quattro anni la delibera non è stata applicata

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grosseto

Il capoluogo maremmano è stato uno dei Comuni pilota che ha dato il via a Fondazione Etica, impegnata nel rendere quanto più trasparente possibile l’azione delle amministrazioni. Una realtà che con il passare degli anni ha acquisito un ruolo sempre più centrale in materia a livello nazionale: l’ultima conquista è la firma di un protocollo di intesa con il ministero della Funzione Pubblica per valutare l’attività amministrativa dei singoli enti e supportarli nel miglioramento della loro trasparenza ed efficienza. Ma in questa strada verso l’alto, Grosseto si è persa.

«La Regione Toscana da oltre due anni ha aderito al Rating Pubblico per dimostrare che non teme né la trasparenza né la misurazione comparata della sua efficienza», dice la vicepresidente di Fondazione Cultura, Paola Caporossi, spiegando che anche altri Comuni hanno seguito lo stesso percorso, come Milano e Marcallo, a maggioranza leghista. «E il Comune di Grosseto?», si chiede Caporossi. Grosseto si è persa. Il capoluogo maremmano aveva aderito alla Fondazione nel 2015, nell’ultimo periodo della seconda legislatura di Emilio Bonifazi. Al cambio di rotta, quando alla guida del municipio è salito il centrodestra di Antonfrancesco Vivarelli Colonna, l’impressione era stata quella di voler proseguire sulla stessa strada. «L’attuale amministrazione era partita in quarta – continua Caporossi – Poi però sono spariti. Dovevamo rincorrerli e non ci è parso il caso».

La notizia della stipula del protocollo, firmato dal ministro Fabiana Dadone, ha permesso alla vicepresidente di tornare a parlare della vicenda grossetana, che per lei ha rappresentato in qualche modo una delusione. «L’adesione c’era stata nel 2015 con la precedente giunta e grazie a dirigenti e funzionari comunali, competenti e appassionati, era stato fatto un ottimo lavoro per capire il livello di trasparenza, integrità ed efficienza del Comune di Grosseto in chiave comparata – spiega la vicepresidente – L’attuale giunta aveva confermato la volontà di proseguire in questo processo non solo diagnostico sullo stato di salute amministrativa, ma anche di supporto al miglioramento. Solo che a quella volontà, formalmente deliberata in giunta nel 2016, non è seguita alcuna azione. Neanche dopo quattro anni».

È la mancata attuazione a questa delibera a lasciare l’amaro in bocca a Caporossi. «Oltre all’amministrazione nel corso degli anni sono cambiati anche i dirigenti e alla fine il percorso si è fermato – dice – Peccato, perché lavorando insieme potevamo contribuire a migliorare l’azione dell’ente attraverso un confronto». Ma l’interruzione di questo percorso non ferma il cammino di Fondazione Etica. «Per noi come non è un problema – spiega la vicepresidente – il decreto 33/2013 ci consente di proseguire nella misurazione e comparazione della trasparenza e dell’efficienza del Comune di Grosseto anche senza la sua adesione, grazie ai dati che tutti i Comuni e Regioni devono pubblicare sui bilanci, sul personale e i premi, sui beni immobili pubblici, sul numero e costo dei servizi».

Tant’è che il Rating Pubblico di marzo-aprile dei 109 capoluoghi viene regolarmente pubblicato. Il capitolo su Grosseto c’è ancora. All’interno si legge: «La nuova giunta Vivarelli Colonna non solo ha rinnovato la collaborazione, ma ha inserito il Rating come parte integrante del Dup (documento unico di programmazione)». Questo era l’intento del Comune, ma nel tragitto si è perso. —



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