Italia
Come trovare la scuola che prepara al top Eduscopio, un faro per genitori e ragazzi
Dal portale si scopre che i diplomati del Manetti trovano in media un impiego significativo dopo un’attesa di 199 giorni
Si chiama Eduscopio, ed è il microscopio col quale la Fondazione Agnelli mette ogni anno sotto la lente d’ingrandimento il sistema scolastico italiano. Ed è pensato per essere un utile strumento per chi vuole porsi in modo critico il problema del percorso scolastico dei propri figli, una volta conclusa la scuola primaria superiore (già scuola media). Per chi ancora non lo conoscesse, ecco un vademecum che aiuta a capire come può essere utilizzato Eduscopio.
Sul sito eduscopio. it, si può indagare quale scuola migliore può preparare al mondo del lavoro (oltreché all’Università). Prendiamo in considerazione per esempio le scuole superiori secondarie ad indirizzo tecnico/tecnologico, tecnico/economico, professionale/servizi e professionale/industria-artigianato.
I parametri principali, ma non esclusivi, presi in esame dalla ricerca della Fondazione Agnelli sono: indice di occupazione dei diplomati; tempo d’attesa per il primo contratto significativo; distanza da casa del lavoro (entro i 30 km). La graduatoria riguarda gli istituti superiori con almeno 21 diplomati all’anno.
Prendendo a parametro interpretativo il settore tecnico-tecnologico, l’istituto superiore Alessandro Manetti (già Iti) – primo sul podio – è quello che nei due anni successivi al diploma, garantisce al 63% dei diplomati almeno 6 mesi di lavoro entro un raggio di 26 km da casa. E un primo impiego in media a 199 giorni dalla conclusione degli studi. Purtroppo, in coerenza coi dati generali sul mercato del lavoro nelle fasce giovani, nei due anni post diploma, fra chi ha un lavoro, solo il 9, 9% dei giovani ottiene un contratto a tempo indeterminato. Il 35% un contratto di apprendistato. E il rimanente 54, 6% lavoretti temporanei. Anche in termini di coerenza tra scelta degli studi e il tipo di lavoro, si notano delle discrasie: solo il 27% trova un lavoro per il quale ha studiato. L’11, 2% svolge professioni trasversali agli indirizzi di studio. Ben il 61, 8% trova lavori che non hanno a che fare con quel che ha studiato.
Il secondo in graduatoria è l’istituto Leopoldo II di Lorena (già Agrario) e il terzo il Polo Luciano Bianciardi (ex Alberghiero).
Guardando al settore tecnico-economico, al primo posto troviamo l’Istituto Del Rosso-Da Verrazzano (ex Nautico-Alberghiero) – con i tre indicatori principali a: 68%, 210 giorni e 8 km – il Vittorio Fossombroni (ex Ragioneria) e l’Is Follonica.
A dire il vero tuttavia, alle famiglie che vogliano avvalersi dell’analisi fatta da «EduScopio» – www. eduscopio. it – non serve tanto la graduatoria in sé stessa, ma le singole informazioni che sono contenute nell’analisi relativa a ogni istituto superiore. Che vanno messe in relazione con l’offerta formativa, le vocazioni dello studente e la domanda di qualifiche lavorative che esprime il territorio.
Scorrendo il report delle scuole superiori presenti in provincia di Grosseto, fra le tante, salta infatti all’occhio che è piuttosto bassa la coerenza tra studi superiori portati a termine e tipo di lavoro trovato; mediamente sotto il 30%. Il che può voler dire due cose: o che il sistema formativo non coglie i bisogni del mercato del lavoro, malgrado la varietà dell’offerta. O che le famiglie non sono in grado di leggere le opportunità d’impiego – peraltro poche in assoluto – che il contesto socioeconomico è in grado di offrire. Più probabilmente entrambe le cose. D’altra parte, di sicuro fra le considerazioni che fanno regolarmente i ricercatori del “sistema informativo Excelsior” per Unioncamere, ci sono quelle relative alle difficoltà delle aziende a trovare profili professionali coerenti con la propria vocazione produttiva. In modo trasversale ai diversi settori: o persone poco qualificate per profili medio alti. O viceversa persone troppo qualificate che si offrono per profili professionali al di sotto delle loro competenze.
Dopodiché è chiaro che il problema dei problemi è quello di un mercato del lavoro particolarmente asfittico, che in provincia di Grosseto è molto condizionato da lavoretti e lavoro stagionale. Oltre al fatto che generalmente l’occupazione giovanile è la più penalizzata.
Un dato positivo, infine, è che circa un quinto dei diplomati della provincia lavora e studia all’università. Mentre più o meno un quarto è iscritto all’università. –
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