Italia
Caso Carnazza: «Inammissibili le richieste Asl»
Il giudice del lavoro respinge gli accertamenti che l’azienda aveva proposto a due anni dal riconoscimento del demansionamento
Grosseto
Nuovo round in Tribunale per l’annosa vicenda di contrapposizione tra la Asl (adesso Toscana sud est) e la dottoressa Simonetta Carnazza, che nell’azienda ricopriva il ruolo di dirigente psicologa. E nuovo riconoscimento a favore di quest’ultima da parte del giudice del lavoro. Se nel lontano 2014 (nel frattempo Carnazza è andata in pensione), il collegio aveva riconosciuto l’esistenza di un demansionamento, adesso il dottor Giuseppe Grosso ha giudicato non ammissibili le domande dell’azienda sanitaria (datate 2016) che chiedeva al Tribunale di accertare la legittimità della propria delibera 474 del 2012 e l’insussistenza del demansionamento stesso. In altre parole: un giudizio sul merito, dopo quello cautelare.
Il giudice Grosso è del parere che l’Asl non abbia chiesto in questo caso la tutela di alcun diritto né che sia affermata l’inesistenza di un’obbligazione e che comunque non è possibile chiedere l’accertamento dei fatti. Inoltre, il Tribunale ritiene che la domanda non sia sorretta da alcun interesse ad agire. «L’Asl ha introdotto la presente causa dopo oltre due anni dalla definizione del cautelare, quando ormai la Carnazza era da tempo pensionata e mai aveva posto in esecuzione la detta pronuncia cautelare a sé favorevole». L’interesse ad agire veniva sostenuto adesso dalla stessa Carnazza, che chiedeva di veder riconosciuta «la correttezza del proprio operato rispetto all’accusa di “mala gestio” della cosa pubblica onde scongiurare l’ipotesi di danno erariale». E comunque, la dottoressa non aveva mai posto in esecuzione il provvedimento cautelare a lei favorevole (era previsto il conferimento di un incarico realmente conforme alla sua professionalità). Ritenute estranee le eventuali richieste di un’azione di regresso che l’Inail dovesse proporre (per la rendita da malattia professionale – c’è un carteggio tra Inail e Asl risalente al 2018), il dottor Grosso ha ritenuto inammissibili le domande della Asl e ha condannato a rifondere a Carnazza le spese di lite, 2.640 euro pari ai tre quarti. —
P.S.
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