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«Ristoratori, vi lascio la sala e i miei ospiti» Tozzi sfida il decreto

Enrico Pizzi
«Ristoratori, vi lascio la sala e i miei ospiti» Tozzi sfida il decreto

La titolare dell’Hotel Airone lancia l’idea: due sere alla settimana i gestori potranno alternarsi nella cucina dell’albergo e lavorare per i clienti 

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«Rinuncio agli incassi di due sere a settimana e cedo il ristorante dell’albergo ai ristoratori che vorranno lavorare quelle due sere e che non possono più farlo nel loro locale».

La proposta, a metà tra il moto di solidarietà e quello di protesta contro le chiusure serali imposte dal Dpcm del 24 ottobre, arriva da Simona Tozzi, titolare dell’Hotel Airone, presidente della sezione turismo di Confindustria Toscana Sud e vicepresidente di Federalberghi.

Il ragionamento è semplice e vuole far emergere una contraddizione: se si può stare distanziati nel ristorante di un albergo, si può stare ben distanziati anche in qualsiasi altro ristorante. «La chiusura serale imposta ai colleghi ristoratori mi ha fatto molto male – dice Simona Tozzi – la trovo terribile e volevo, in qualche modo, far volare la mia voce di protesta, trasmettere la mia sensazione di amarezza e di rabbia, in un modo pacato. Quello che vorrei fare – prosegue – è chiudere il mio ristorante per due giorni a settimana e cederlo a un ristoratore, a rotazione, per quei due giorni, per fare in modo che possa lavorare la sera e possa farsi conoscere anche dai miei ospiti che, quando tutto tornerà a posto, potranno andare a mangiare nel suo ristorante».

Come scegliere i ristoratori? Simona Tozzi non vuole fare preferenze e lascia ai ristoratori stessi la scelta di lavorare, per due sere a settimana ciascuno, nel ristorante dell’Airone e per i clienti dell’albergo, perché, ovviamente, il ristorante dell’albergo è aperto solo per i clienti dell’albergo stesso. «Gli amici ristoratori – spiega Simona Tozzi – possono contattarmi: faremo un calendario, due giorni a settimana il ristorante dell’Hotel Airone è per loro, rinunciamo ai nostri incassi e possono venire, lavorare nella nostra cucina, possiamo organizzarci: cedo il mio ristorante e i miei ospiti per due sere, in modo che i ristoratori possano lavorare e farsi conoscere».

La chiusura serale dei ristoranti finisce per dirottare il poco turismo e le poche persone che ancora viaggiano, sulle strutture nelle quali si possa anche cenare. «I clienti stanno calando un po’ ovunque – dice Simona Tozzi – ma un po’ di clientela c’è per un albergo che abbia anche un ristorante, perché questo nuovo Dpcm ha creato un delirio: quando la gente telefona, per prima cosa chiede se hai il ristorante. Addirittura è diventato più importante dare un posto a cena che un letto. Questo fa capire che non stiamo andando bene». Il grosso del business, infatti, già in forte crisi prima del Dpcm, è azzerato. «Bisogna considerare – prosegue Simona Tozzi – che siamo un hotel business, abbiamo cinque sale meeting, ma la convegnistica è morta. La sala primaria dell’Airone, che conteneva 250 persone, ora ne contiene solo 70. Un meeting che portava 250 persone, portava anche 250 persone a pranzo e a cena, ora ne porterebbe solo 70, ma dopo il Dpcm quel numero è sceso a zero». —

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