Il Tirreno

Grosseto

la sentenza 

«Voleva costringere la sua fidanzata a prostituirsi in strada»

alfredo faetti
«Voleva costringere la sua fidanzata a prostituirsi in strada»

Patteggia 2 anni e mezzo un uomo già finito in carcere Era imputato di maltrattamenti, stalking e sfruttamento 

2 MINUTI DI LETTURA





grosseto

L’aveva convinta a trasferirsi da Firenze a Grosseto con la promessa che in Maremma le avrebbe trovato un lavoro. Ma la speranza di una vita normale è andata in frantumi dopo appena una settimana, quando il fidanzato le ha proposto “spudoratamente” di prostituirsi per guadagnare un po’ di soldi.

È stato quello l’inizio di un incubo che ha portato la donna a vendere il suo corpo, scandito da minacce e violenze sia fisiche che verbali, terminato solo dopo che lei ha fatto denuncia dai carabinieri, portando l’uomo in tribunale, dove non ha discusso le imputazioni, scegliendo il patteggiamento: è stato condannato a due anni e sei mesi di reclusione per i reati di maltrattamenti, sfruttamento della prostituzione, minaccia e violazione di domicilio.

È questa la sentenza del giudice Marco Mezzaluna, che ha ritenuto congruo l’accordo raggiunto tra il difensore Alessia Massai e il pubblico ministero Anna Pensabene. I protagonisti di questa breve e triste storia sono due persone di origini straniere: 43 anni lui, 28 lei. E questo è il racconto di lei. La coppia, all’epoca fidanzata, si trasferisce a Grosseto nel settembre 2019 e subito iniziano ad arrivare le pressioni da parte dell’uomo per portare la donna a prostituirsi. Lei inizialmente si indigna, ma alla fine cede di fronte alle minacce, anche di morte. L’uomo le fa sparire la carta d’identità sia italiana sia quella del Paese d’origine per essere certo che lei non possa fuggire.

La donna finisce così per vendersi, nella zona di via Aurelia nord, dalle 21 fino all’una del giorno successivo, consegnando poi tutto il denaro al compagno. E ogni volta che lei provava a rifiutarsi, lui la aggrediva, stando a quanto denunciato: prendendola alla gole per poi sbatterle la testa contro il muro, oppure prendendola a schiaffi. Così via fino al marzo successivo, quando la 28enne, approfittando di un’assenza momentanea dell’uomo, ha tentato la fuga. I due si ritroveranno alcuni giorni dopo di fronte alla stazione per chiarirsi, ma ne nasce una discussione e di nuovo parte l’aggressione fisica. Lui non ne avrebbe voluto proprio sapere di lasciar andare la giovane e nei giorni successivi si sarebbe introdotto due volte, con la forza, nel suo appartamento, dando sfogo alla sua rabbia e alle minacce. Solo l’intervento delle forze dell’ordine, in queste occasioni, è riuscito a portare l’uomo fuori dall’appartamento. È stato proprio dopo l’ultimo di questi episodi, su invito delle stesse forze dell’ordine, che la donna ha deciso di sporgere denuncia, dando il via prima a una misura di allontanamento per l’uomo, aggravata con il carcere a causa delle violazioni; e poi al processo che ha portato alla sentenza che ha interrotto così una spirale di violenze nata dalla promessa di una vita normale. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Muore nello schianto contro la vettura dell’ex compagno: ipotesi omicidio volontario

di Redazione web