La pandemia blocca i detenuti, resta solo il prete
Si cercano volontari per continuare a coltivare l’orto di Valpiana insieme a don Gregorio che porta avanti il progetto
massa marittima
In quell’orto di Valpiana da diversi anni lavorano fianco a fianco i volontari e i detenuti del carcere di Massa Marittima che insieme hanno dato vita ad una realtà molto attiva sul territorio: un orto e un punto vendita adiacente alla chiesa dove acquistare frutta e verdura.
Oggi, con l’arrivo della pandemia, i detenuti non possono però più uscire dal carcere di Massa Marittima per lavorare a Valpiana e il progetto arranca.
Tutto è nato a Massa Marittima dalla parrocchia Cristo Re che qualche anno fa ha avviato un progetto di orto sociale per coinvolgere i detenuti del carcere vicino. “Orto aldilà delle sbarre”, questo il nome del progetto, voleva rappresentare un’opportunità per i detenuti che uscendo dal carcere tre volte a settimana avevano la possibilità di ricrearsi una rete di relazioni sociali e lavorare.
Grazie al concorso Cei rivolto alle parrocchie “TuttixTutti” è infatti stato possibile incrementare le attività dell’orto parrocchiale e don Gregorio, il parroco di San Paolo Della Croce di Follonica e della parrocchia Cristi Re di Valpiana che segue il progetto, ha potuto acquistare una serra e nuovi attrezzi per lavorare.
Il progetto messo in atto a Valpiana si proponeva di potenziare la struttura dell’orto parrocchiale grazie alla costruzione della serra, all’acquisto del motocoltivatore e al rinnovo degli attrezzi.
I detenuti del carcere di Massa Marittima erano per questo stati inseriti in un programma di collaborazione con la parrocchia e con la mensa della Caritas che usufruisce di una parte della produzione. La collaborazione con il carcere è stata avviata da alcuni anni e i detenuti, principalmente impegnati nella coltivazione dell’orto, partecipano anche ad alcune attività parrocchiali nella logica dell’inclusione sociale. In virtù degli ottimi risultati ottenuti la parrocchia ha poi deciso di ampliare il terreno coltivabile, chiedendo in comodato d’uso gratuito un nuovo spazio. «Quando si entra nell’orto volontari e detenuti sono tutti uguali», ha sempre sostenuto il parroco che però adesso è rimasto solo.
Dall’inizio di questa pandemia l’orto parrocchiale di Valpiana è infatti rimasto con solo due volontari fissi: la signora Luciana e don Gregorio. Due persone che si trovano a dover gestire un progetto diventato troppo grande. Per questo motivo sono stati ridotti i giorni di apertura alla vendita al mercoledì e al sabato dalle 9 alle 12.
Questo perché chi sta alla cassa non può fare altro e il lavoro rimane inevitabilmente indietro. «Non siamo più sufficienti – spiegano Luciana e don Gregorio – anche perché l’orto è stato creato per offrire uno spazio ai carcerati ma per loro la quarantena è ancora in atto e non possono ancora uscire dal carcere».
Per dare i frutti la terra ha però bisogno di essere curata tutti i giorni e adesso Luciana e don Gregorio fanno un appello: chi vuole dare una mano è benaccetto.
Chi vuole partecipare al progetto può trovare tutte le informazioni sul sito www.parfol.it. —
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