Il presidio
«Il virus causa danni ai reni Necessaria spesso la dialisi»
GROSSETO
Sono frequenti e spesso gravi i danni che il coronavirus può provocare sui reni, addirittura fino alla dialisi come avviene anche nel 30% dei pazienti per cause tossiche ed infiammatorie. In particolare i trapiantati (27 mila in Italia), per la terapia immunosoppressiva che devono costantemente seguire appaiono più esposti di altri alle infezioni in generale. Lo sostiene Giovanni Giuntini, direttore facente funzioni all’Unità operativa complessa di Nefrologia e dialisi, all’Ospedale di Grosseto. Positiva si sta dimostrando l’esperienza al “Misericordia”.
Un quarto dei pazienti contagiati da coronavirus sviluppa facilmente infezioni renali acute, soprattutto se anziani, oltre a danni in altri organi. Perché il rene si dimostra un organo così fragile?
«Il Covid-19 danneggia anche i reni, con meccanismi e conseguenze diverse. Il 14-30% dei pazienti ricoverati in rianimazione presenta un deterioramento della funzione renale tale da richiedere l’emodialisi. I meccanismi del danno sono la presenza del virus nelle cellule renali ed il suo meccanismo tossico, sia una grave reazione infiammatoria generalizzata».
I seimila pazienti toscani in dialisi ed i trapiantati renali devono seguire particolari accorgimenti in chiave preventiva, essendo soggetti immunodepressi?
«Sono pazienti “delicati” ed hanno bisogno di attenzioni per evitare di essere contagiati dal coronavirus durante la dialisi. Sono ad alto rischio infettivo, diabete ed ipertensione. Durante la pandemia sono state approntate tutte le misure atte a prevenire la diffusione del virus: mascherine ad ogni paziente e personale sanitario. Il nostro Centro dialisi ha effettuato tamponi una volta alla settimana da marzo a giugno 2020 ed attualmente una volta ogni 2 mesi come da indicazioni Regionali, “triage” all’ingresso (misurazione della temperatura corporea) per evitare pazienti potenzialmente infetti, attenzione alle modalità di trasporto da e per il Centro. Il rischio sembra decisamente aumentato. Non è chiaro di come l’infezione possa pesare in termini di prognosi. I trapiantati di rene (in Italia circa 27.000) spesso sono per tutta la vita in terapia immunosoppressiva quindi più suscettibili a malattie infettive e tumori. Soprattutto nei primi mesi è necessario somministrare immunosoppressori ad alte dosi. I pazienti dializzati e trapiantati devono strettamente attenersi alle regole dettate dall’Oms».
Quant’è l’attesa media per un trapianto di rene?
«Al 31 dicembre i pazienti in attesa di un rene da donatore cadavere in Italia sono circa 6500, tempo medio di attesa lista 3,2 anni, di attesa al trapianto è di circa 2,2 anni; questi dati sono tratti dal Report annuale del Centro nazionale trapianti. Per ridurre questo tempo è necessario incrementare la donazione di organi da donatore vivente».
Crede ad una seconda pandemia?
«Credo e mi auguro di no, ma bisogna non abbassare la guardia». —
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