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Nell’aprile del 2019 una donna ultrasettantenne si era presentata dai carabinieri per denunciare il marito, suo coetaneo. Aveva raccontato che per tutto il tempo della durata del matrimonio, e cioè per quasi cinquanta anni, era stata maltrattata dal marito, che l’avrebbe anche denigrata, rinfacciandole errori nell’educazione dei figli, rivolgendole parole offensive, accompagnandole con minacce. Un insieme di comportamenti verificati dai militari che avevano poi inviato la comunicazione di reato alla Procura.

Era nato da qui il procedimento penale nei confronti di un uomo residente nella zona sud della provincia, che - assistito dall’avvocato Paolo Malasoma - ha scelto di non discutere le accuse di maltrattamenti in famiglia e ha patteggiato 10 mesi e 20 giorni (pena sospesa) all’udienza preliminare con il giudice Sergio Compagnucci e il pm Valeria Lazzarini.

Strattoni, spintoni, ingiurie «Non capisci un c..., stupida», rimproveri di non essere una buona moglie e una madre capace, minacce di morte anche con coltelli, e poi «ti sparo, poi mi ammazzo io, ammazzo te e tuo figlio e poi mi ammazzo io», «ti sgozzo come gli animali», «prima ammazzo tuo figlio e poi ammazzo te» sono le frasi contenute nel capo di imputazione e che hanno costituito la base per formulare l’ipotesi di maltrattamenti in famiglia. Un’ipotesi ritenuta valida dal gup, che ha rilevato la presenza di seri elementi di colpevolezza, applicando comunque le attenuanti generiche in relazione all’età avanzata dell’imputato e del suo stato di incensuratezza. Né la donna né l’imputato si sono presentati all’udienza.

Nel corso delle sue deposizioni ai carabinieri, la donna aveva descritto nei dettagli sia il menage della vita coniugale sia le frasi minacciose, specificando comunque che nel corso degli anni del matrimonio non era mai stata aggredita fisicamente. Una ventina di anni fa si era però dovuta rivolgere a uno specialista per lo stato di vessazione psicologica che stava attraversando; la terapia, durata un paio di anni, le aveva consentito di sopportare diversamente le offese che continuavano a venirle rivolte dal marito. Offese accompagnate anche dai tentativi, aveva ancora raccontato la donna, che il marito avrebbe cercato di farle fare anche nello svolgimento dell’attività lavorativa.

Le minacce di uccisione si sarebbero ripetute per più volte negli anni. L’episodio che aveva indotto la donna a presentarsi ai carabinieri era avvenuto in cucina pochi giorni prima: l’uomo avrebbe impugnato un coltello e si sarebbe avvicinato dicendo «Lo vedi questo? Ti sgozzo come gli animali», anche se molti episodi del genere sarebbero avvenuti anche in passato. I carabinieri, ricevuta la denuncia della donna, avevano cautelativamente ritirato le armi da sparo all’uomo. —



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