Perforazione dell’intestino: un chirurgo sotto processo
L'uomo era stato sottoposto a una colonscopia, la lesione era stata scoperta alcuni giorni dopo
GROSSETO. Ha passato quattro giorni d’inferno, tra dolori lancinanti che non accennavano a passare nemmeno dopo aver assunto gli antidolorifici prescritti al pronto soccorso dell’ospedale, dove era stato sottoposto a un intervento di polipectomia endoscopica. Quattro giorni dopo, la scoperta: sottoposto a una Tac, l’esame aveva evidenziato che l’uomo, un quarantenne di origini ucraine che abita da anni a Grosseto, aveva l’intestino perforato. L’uomo, attraverso l’avvocato Simone Falconi, aveva presentato un esposto alla Procura e il pm Arianna Ciavattini, concluse le indagini, ha citato a giudizio il chirurgo che aveva fatto quell’intervento di polipectomia, all’ospedale San Giovanni di Dio di Orbetello. La dottoressa Antonella Chessa, romana di 48 anni, assistita dagli avvocati Giuseppe Pennisi e Luca Mattace Raso, entrambi del foro di Milano dovrà presentarsi davanti al giudice Marco Bilisari: il processo per il reato di colpa medica si aprirà il 22 marzo dell’anno prossimo e sarà celebrato al tribunale di Grosseto.
Secondo il sostituto procuratore Arianna Ciavattini, il medico «nell’esecuzione di un intervento operatorio di polipectomia endoscopica e di biopsie multiple della mucosa intestinale - si legge nel capo d’imputazione - per colpa consistita in negligenza, impudenza ed imperizia, nonché in violazione delle linee guida ovvero delle buone pratiche dello specifico settore, eseguiva il predetto intervento operatorio in modo tale da determinare, con una scorretta manovra di strumenti a lei in uso, una perforazione intestinale».
Un incidente terribile, che avrebbe potuto ucciderlo se non se ne fosse accorto in tempo.
Il dramma del quarantenne era cominciato il 15 gennaio dell’anno scorso. una volta dimesso, dopo quell’intervento, al San Giovanni di Dio, la notte stessa, il quarantenne era dovuto tornare all’ospedale di Grosseto con un fortissimo dolore all’addome. «Ho chiamato il 118 e sono stato portato al pronto soccorso con l’ambulanza - ha spiegato nelle denuncia presentata - e una volta arrivato al pronto soccorso del Misericordia sono stato sottoposto a un’ecografia addominale per valutare se ci fosse uno pneumaperitoneo». Possibilità che però era stata esclusa dai medici che gli hanno prescritto dei farmaci prima di dimettere il paziente.
Dopo tre giorni però, il dolore non era passato e la situazione era sempre più difficile da gestire. «Avevo dolori fortissimi - diceva ancora nella denuncia - e sono tornato in ospedale. Con la Tac è stata diagnosticata la perforazione. Ora sono costretto a prendere ansiolitici ogni volta che sento dolore all’addome e, a causa della grande quantità di cortisone assunto, mi è venuta una forte candidosi alla bocca e dovrò sottopormi a una biopsia». Ora, è arrivata la citazione a giudizio.
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