Sfregio al volto con il bicchiere Condanna a 2 anni confermata
La lite era avvenuta nel 2013 a Pitigliano. La prima sezione ha revocato ai soli fini civilistici la concessione delle attenuanti generiche
Pitigliano
La prima sezione della Corte di appello di Firenze ha confermato la condanna a 2 anni di Angelo Cini, 36 anni, di Pitigliano, accusato di lesioni gravissime per lo sfregio al viso di Luca Romagnoli, colpito con un bicchiere di vetro al culmine di una lite. Una ferita che aveva anche compromesso le funzionalità respiratorie. Fatti del 2013.
La sentenza di primo grado risaliva al 30 gennaio 2019. La Procura non aveva presentato appello, la parte civile (avvocata Francesca Lazzeri) ha ottenuto la revoca della concessione delle attenuanti della provocazione stabilita dal collegio: una decisione valida ai soli fini civilistici (in primo grado era stata comunque disposta una provvisionale immediata di 10mila euro, con la quantificazione complessiva di competenza del giudice civile).
Si tratta di uno dei purtroppo numerosi episodi che vedono protagonisti, con parti alterne, i due giovani e le loro famiglie. In occasione del processo di primo grado, i giudici avevano comunque notato una non univoca percezione dei fatti da una parte e dall’altra. E non tutti i testimoni avevano fornito un contributo utile, i più non riuscivano a vedere il momento cruciale del contatto tra i due. L’imputato aveva spiegato di essersi allontanato dal locale dove erano iniziati i primi screzi, di essere stato raggiunto da Romagnoli che avrebbe tenuto in mano un bicchiere e che si sarebbe ferito cadendo dopo la spinta di Cini. Un testimone aveva invece spiegato che aveva notato Cini prendere per i capelli Romagnoli, farlo girare e colpendolo al volto con il bicchiere. I giudici, al termine del dibattimento, si erano però detti convinti «che il fatto in esame debba ritenersi adeguatamente ricostruito e pacificamente riconducibile all’imputato, non potendosi in alcun modo condividere le osservazioni difensive né il giudizio del consulente della difesa».
L’avvocato Giuseppe Nicosia, difensore di Cini, ha ripercorso in appello le argomentazioni del primo grado. Ricordando proprio che i testimoni ascoltati avevano dato due ricostruzioni non soltanto diverse ma anche incompatibili. E che quindi il giudizio sarebbe potuto pendere verso l’assoluzione del proprio assistito, a differenza da quanto sostenuto dal collegio. Il legale preannuncia comunque ricorso in Cassazione, una volta che saranno depositate le motivazioni. —
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