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Lega, confronto aperto dopo le Regionali verso il voto del 2021
Ieri sera un direttivo allargato alle articolazioni periferiche Il Carroccio cerca una strategia per il sindaco del capoluogo
GROSSETO
A una settimana dall’elezione di Andrea Ulmi in consiglio regionale, digerite le sconfitte di Susanna Ceccardi e Massimo Di Giacinto (ma per l’europarlamentare pisana in provincia di Grosseto è andata molto bene), la Lega affronta il dibattito post elettorale. La prima riunione c’è stata ieri sera. Un direttivo allargato ai vertici delle articolazioni periferiche del partito.
Nel Carroccio si palesa la necessità di un confronto. Per stabilire, anche in prospettiva, come organizzarsi. Si vuole evitare di ripetere alcuni errori commessi nella partita delle Regionali, ma anche a Follonica. Non solo. Si proverà a fissare da subito - tra ottobre e dicembre - una linea di condotta per le amministrative del capoluogo nel 2021, con Antonfrancesco Vivarelli Colonna che – a meno di clamorose sorprese – chiederà un nuovo mandato ai partiti del centrodestra. La Lega ha ormai preso atto che il sindaco non aderirà al partito, mantenendo un profilo civico e al tempo stesso un filo diretto con il leader nazionale Matteo Salvini. Questo modo di fare, però, ha già destato qualche polemica: «Ai tempi di An – ricordano alcuni militanti della Lega, che hanno conosciuto anche quella realtà organizzativa – non esisteva che Antichi o Agresti, cioè i vertici del Comune, incontrassero Fini o Matteoli e noi lo apprendessimo dai giornali. C’era un rapporto continuo con gli amministratori e quello è il modello da prendere a riferimento».
Andrea Ulmi, alla fine, è riuscito a centrare l’obiettivo di sedere in consiglio regionale e questo ha tolto spinta e fiato a chi, già martedì scorso, con Fabrizio Rossi (FdI) a 6.071 preferenze e Ulmi sotto di quasi 250 (ma nel Comune di Grosseto il gap tra è stato di 1.400 preferenze), aveva già iniziato a cercare i colpevoli del disimpegno. Il risultato personale dei due leader, quello emerso a Grosseto, è davvero inatteso. Ulmi, infatti, almeno in teoria, poteva contare, oltre a se stesso, sulla corsa di almeno sei consiglieri comunali (Pieraccini, Virciglio, Angelini, Serra, Pacella e Pieroni), due assessori (Cerboni e Megale), un deputato (Lolini) e una mezza dozzina di uomini e donne nominati nelle partecipate. Esercito molto più esiguo, nel bacino cittadino, quello dell’avvocato Rossi. Eppure è finita con un distacco notevole a vantaggio del numero uno di Fratelli d’Italia.
E proprio da qui nasce la gastrite di alcuni militanti, pronti - già dalle prossime riunioni - a sguainare la spada, proprio come Alberto da Giussano. «La Lega, così come è rapidamente cresciuta - spiegano alcuni frondisti - altrettanto rapidamente, in città, può svuotarsi: i consiglieri comunali sono in gran parte demotivati, alcuni incerti della riconferma, altri scontenti per non aver incassato quanto promesso, altri ancora già adesso corteggiati dalla lista del sindaco, che 5 anni fa andò sopra il dieci per cento e nel 2021 avrà di nuovo una serie di candidati eccellenti. Il nostro partito deve andare oltre le collocazioni personali di questo o quel fondatore».
Critiche alla linea del partito arrivano anche da Follonica, dove la Lega non attecchisce. Il segretario Roberto Azzi, che fa parte anche del pentadirettivo provinciale, ottenne oltre il 30 per cento alle Europee della primavera 2019, ma un risultato molto inferiore alle amministrative del Golfo, nella stessa data. Lo stesso Azzi, peraltro, è stato in passato – nel dibattito interno – piuttosto critico sulla gestione “grossetocentrica” del partito. Insomma, come spesso accade laddove si esercita il potere, crescono gli spifferi, le frizioni, anche e soprattutto nel gruppo dirigente e qualche rumore inevitabilmente fuoriesce anche dalle porte blindate della sede di via Ferrucci. —
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