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Virus a scuola, tamponi slittano Le famiglie: siamo in difficoltà

Francesca Ferri
Virus a scuola, tamponi slittano Le famiglie: siamo in difficoltà

A differenza di quanto ha comunicato l’Asl giovedì scorso, i venti alunni  non hanno ancora fatto il test. Genitori in autoquarantena, problemi sul lavoro

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Francesca Ferri / grosseto

«Ma quali tamponi a tappeto? Qui il tampone non è stato fatto a nessuno. Anzi. In attesa di sapere se i nostri figli hanno contratto il virus, siamo stati noi genitori, di nostra iniziativa, per prudenza e rispetto, che abbiamo deciso di non mandare a scuola o all’asilo gli altri nostri figli, fratelli o sorelle di quelli che aspettano il tampone. E ci siamo messi in autoquarantena anche noi. Credetemi, siamo in grosse difficoltà». A parlare è la mamma di un alunno di 5ª elementare di una scuola del territorio comunale di Grosseto dove mercoledì scorso un bambino è risultato positivo al Covid-19. Di conseguenza, tutta la classe – 22 bambini in tutto, compreso quello che ha contratto il Covid – e tre maestre sono stati messi in quarantena dall’Asl.

La comunicazione dell’Asl

Giovedì l’Azienda sanitaria ha comunicato che per bambini e maestre erano stati avviati i tamponi oro-faringei per la ricerca del virus. L’informazione è stata riportata dal Tirreno nell’edizione di ieri. E sempre ieri la redazione è stata inondata di telefonate da parte delle famiglie dei piccoli alunni, che hanno chiamato per smentire di essere stati sottoposti a tampone. E non solo.

L’attesa e l’incertezza

L’attesa del test e l’incertezza stanno infatti creando grosse difficoltà alle famiglie. «È una vergogna, ci hanno completamente abbandonati», dice la mamma di un bambino di 10 anni, che ricostruisce l’accaduto.

«Mercoledì i bambini sono rientrati dopo che la scuola era stata chiusa perché seggio elettorale – dice –. Alle 12 la maestra, tramite una rappresentante, ci ha mandato un messaggio, dicendoci di venire a riprenderli perché avevano trovato un bambino positivo. Siamo tutti andati di corsa. Dopo poco abbiamo ricevuto una telefonata dell’Asl che ci informava che i bambini, e solo loro, erano stati messi in quarantena fino al 2 ottobre e che nel giro di 24-48 ore ci avrebbero fatto il tampone. E invece stiamo ancora aspettando».

Le famiglie hanno chiesto di poter velocizzare i prelievi con il tampone, rendendosi disponibili ad effettuare il test con il metodo drive through, cioè andando in auto a Villa Pizzetti, sede dell’Asl, e facendosi fare il prelievo attraverso il finestrino. «Ma ci hanno detto che ormai la procedura non si cambia – spiega la donna – e per lo stesso motivo non si può nemmeno farsi prescrivere il tampone dal pediatra o dal medico». Soltanto uno dei 21 bambini in quarantena ha fatto il tampone perché risiede in un comune nel sud della provincia e il test gli è stato fatto a Orbetello.

Gli altri, e con loro le loro tre maestre, restano in attesa.

La spiegazione dell’Asl

Perché dunque l’Asl ha comunicato che i tamponi erano stati avviati? Alla richiesta di delucidazioni fatta dal Tirreno, l’azienda sanitaria spiega che l’Ufficio di Igiene pubblica aveva programmato i tamponi per giovedì e per ieri, ma i tempi sono slittati perché erano in programma altri tamponi urgenti. I tamponi sugli alunni saranno quindi avviati oggi e probabilmente continueranno anche domani, dato l’alto numero e data la modalità del prelievo, che avviene a domicilio, cosa che comporta un lungo lavoro di preparazione. Gli infermieri dell’Organizzazione infermieristica devono infatti indossare nuovi Dpi per ogni casa in cui entrano.

I dubbi

Nell’attesa restano dubbi e difficoltà. «Mi chiedo perché non abbiano messo in quarantena le intere famiglie – dice ancora la mamma –. Mettiamo che un bambino abbia un fratello o una sorella che frequenta un’altra scuola o un asilo. Non c’è il rischio che, in caso di positività, possa trasmetterlo al fratello e alla sorella, e questi a loro volta lo possano trasmettere ai compagni? Io ho un altro bimbo e non lo sto mandando all’asilo». Ma come giustificare l’assenza da scuola? Stesso discorso per gli adulti. «Noi, come altre famiglie, ci siamo messi in autoquarantena – spiega ancora la mamma – per la paura di contagiare i colleghi. Ma so di persone che hanno ricevuto minacce di licenziamento perché non stanno andando al lavoro». D’altro canto c’è chi, pur con un figlio a casa potenzialmente portatore del virus, continua ad uscire, a fare la spesa, a lavorare. Cosa, d’altro canto, che gli è permessa, visto che la quarantena è obbligatoria solo per i bambini. «Ma se i figli fossero positivi, non c’è il rischio che i genitori possano diffondere il virus?», si chiede la mamma.

Una situazione paradossale e inquietante. Per non parlare dell’aspetto emotivo.

«Le maestre sono state davvero eccezionali, la scuola è piccola e noi ci conosciamo tutti – conclude la mamma –. Ma i bambini ci sono rimasti male. “Coronavirus” e “pandemia” sono paroloni da grandi. E loro sono solo bambini». —

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