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«Un confine sottile da rivalutare in Appello»
follonica
«Come ho già detto nel corso del processo, questo è un caso molto particolare», ribadisce Giuseppina Mione, pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia.
La particolarità a cui si riferisce il magistrato sta nel confine molto sottile in cui può essere inquadrato il metodo mafioso e nel dimostrare che i molti episodi ricostruiti in aula possano essere configurati al suo interno, considerando che i protagonisti della vicenda non sono esponenti di clan affermati della malavita, né i fatti sono così nitidi da poter essere ricollegati in un unico grande quadro d’insieme. Secondo il collegio, i requisiti per parlare di metodo mafioso non c’erano. Ma a Mione resta il dubbio, così come la convinzione che sussistano i requisiti per l’aggravante. «Aspettiamo le motivazione e una volta lette capiremo se c’è stato un errore nella ricostruzione dei fatti da parte nostra oppure se in effetti questi episodi possano rientrare nel quadro di un metodo mafioso – continua Mione – In questo secondo caso, valuteremo se ricorrere in Appello». C’è anche un altro aspetto su cui Mione ha dei dubbi: l’assoluzione di Evans Capuano per quel che riguarda l’estorsione ai danni di Antonio Marchionni. «Dobbiamo attendere le motivazioni per capire come i giudici hanno interpretato il fatto», conclude il magistrato fiorentino, convinto che anche su questo aspetto la sentenza possa avere dei punti deboli che potrebbe valere la pena rivedere in Appello.— A.F.
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