Il Tirreno

Grosseto

Verso le elezioni comunali

«Grosseto contendibile»: Pd e Movimento 5 Stelle pronti a giocare insieme la sfida per il sindaco

Emilio Guariglia
«Grosseto contendibile»: Pd e Movimento 5 Stelle pronti a giocare insieme la sfida per il sindaco

Il dialogo, esteso a Italia Viva, sinistre e realtà civiche, è aperto da mesi: «Il voto regionale ci rafforza», dice il segretario dem Leonardo Culicchi 

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GROSSETO. Il tempo di digerire il panettone di Natale e poi via, i grossetani si ritroveranno di nuovo in campagna elettorale. A maggio 2021 infatti la città capoluogo dovrà scegliersi il sindaco del quinquennio successivo. E per diverse ragioni, storiche e contingenti, non sarà un voto qualunque.

Storicamente, si sa, ormai da più di vent’anni le elezioni comunali di Grosseto indicano il vento che tira anche a livello nazionale. A fine anni Novanta l’ascesa di Alessandro Antichi suggellò la fine della Toscana rossa “ovunque e per forza”. Quattro anni fa, poi, quando ancora sembrava che il dominio del Pd renziano da queste parti come in tre quarti d’Italia fosse inattaccabile, l’esperimento del candidato “civico” Antonfrancesco Vivarelli Colonna alla guida della coalizione Fi, Fdi Lega (che altrove litigavano), si rivelò vincente e anticipò formula e scenari che avrebbero di lì a poco rivoluzionato il quadro politico nazionale. Una vittoria peraltro, quella di Vivarelli Colonna nel 2016, alla quale contribuì un ufficioso sostegno dei 5 Stelle al ballottaggio: all’epoca, per il M5s, una scelta tutt’altro che scontata e la rottura informale di un tabu fondativo (“noi sempre da soli”) che nel 2018 sarebbe stato definitivamente cancellato dalla nascita del Governo gialloverde.

Grosseto come laboratorio politico, insomma, non è una novità. E i fatti dell’ultima ora, l’esito delle Regionali 2020, sembrano destinati a dare l’accelerazione definitiva a un nuovo esperimento: nella primavera dell’anno prossimo proprio Grosseto potrebbe essere infatti uno dei primi Comuni di una certa dimensione in cui si testeranno sul campo gli effetti del nuovo “bipolarismo complesso” che tanti vedono come sbocco della politica italiana dell’immediato futuro: il centrodestra a tre punte da un lato, dall’altro un grand rassemblement che potrebbe unire Pd, M5s, Italia Viva, altri partiti, movimenti e associazioni del centrosinistra e della società civile. Insomma, tutta o quasi l’attuale opposizione istituzionale più quella parte di città che non si riconosce nelle politiche della giunta Vivarelli Colonna.

Il condizionale è d’obbligo, ma l’ipotesi è molto più che chiacchiera. Già da alcuni mesi infatti tra i vertici comunali di Pd e 5 Stelle è avviato un dialogo concreto, poi allargato a diversi altri soggetti. La volontà comune c’è e il voto di domenica e lunedì – dicono i diretti interessati – la rafforza. A Grosseto città infatti il centrodestra vince ma non è maggioranza assoluta: 47,8%; dall’altra parte il peso forte del Pd e un arcipelago di civiche segna 42,3, mentre M5s si assesta a 7,2 e tutte le altre briciole percentuali non sono ascrivibili alla galassia delle destre.

«Numeri alla mano, il Comune di Grosseto oggi è contendibile», dice il segretario comunale del Pd, Leonardo Culicchi, utilizzando un aggettivo rimesso ultimamente in voga proprio da Matteo Salvini a proposito di Emilia prima e Toscana poi. «Molto più di quanto si potesse pensare prima. Noi ci prendiamo un Pd che, dalle Europee, in un anno passa dal 26 al 32 per cento, con la scissione di Renzi nel mezzo: indubbiamente l’unico partito che possa dare speranza numerica a una larga coalizione per arginare le destre e che, già da tempo, si è messo a disposizione a fare da traino. Con umiltà, consapevoli che anche lo zero virgola cinque potrebbe fare la differenza in una partita durissima».

Culicchi questa prospettiva («Pd come carburante di un vero movimento civico, senza pretese egemoniche») la dichiarò già nel 2018, appena insediato alla segreteria. E dopo due anni sembra essere riuscito a convincere altri al confronto su questo terreno: «Ci siamo incontrati più volte con il M5s – conferma – ma anche con Italia Viva, aree della sinistra, associazioni e movimenti civici. Vivarelli Colonna ha avuto il grande merito di compattare tutto l’arco delle opposizioni in città e di farci superare i distinguo che ci avevano diviso nel 2016. C’è entusiasmo e voglia di lavorare insieme sui contenuti ma anche sulle forme, a partire dal ruolo del consiglio comunale che non può essere ridotto alla mera ratifica delle delibere di giunta. Di certo non è un progetto chiuso: il Pd è pronto, ora chi vuole cambiare sa che esiste la possibilità di farlo: una coalizione che è una risposta anche numericamente credibile». —
 

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