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Agresti: «L’esito chiaramente non ci soddisfa»

p.s.
Agresti: «L’esito chiaramente non ci soddisfa»

Il presidente di Anpi ritiene che il voto sia stato caricato  di significati politici esterni  «Eppure più noi spiegavamo  i contenuti, più c’era consenso»

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L’Anpi, l’associazione dei partigiani, è delusa dall’esito del referendum sul taglio dei parlamentari. «È un risultato che non ci soddisfa», ammette Flavio Agresti, presidente provinciale. Agresti parla quando il dato è ormai cristallizzato, quando mancano poche migliaia di sezioni e il risultato indicativo 70-30 si è ormai stabilizzato.

«Però questo 30 per cento non è poco - osserva Agresti - Se avessimo avuto la possibilità di una campagna elettorale normale, cioè non di agosto, e se questo voto non fosse stato caricato di significati politici estranei al cuore del problema, il risultato sarebbe stato più favorevole al No».

Non c’è possibilità di riprova, ma Agresti ricava questo suo ragionamento dagli incontri avuti nel corso delle passate settimane: «Più spiegavamo il contenuto del referendum e più il consenso aumentava. E questo avveniva sia a livello nazionale sia a livello locale. Tra i giovani anche, sì: ma era comunque un convincimento che si stava diffondendo».

E quindi cosa non ha funzionato nella campagna per il “No”? «È stato un referendum che non ha sufficientemente scaldato i cuori. Improntato su una ventata di populismo, ha incrociato la delusione e il risentimento di tanti cittadini nei confronti della politica (e per colpa della politica). La riduzione dei parlamentari non è una soluzione: chi rimane conserva stipendi e privilegi. Anche noi dell’Anpi vogliamo una riforma, ma una riforma seria, che restituisca centralità al Parlamento: adesso ci sono troppi voti di fiducia, troppe volte l’Aula è assoggettata al Governo. Io temo che sia forte il rischio che da questa forma di populismo diffuso nasca la convinzione che il taglio dei parlamentari non sia giudicato sufficiente e che possano essere messe in atto misure ancora più restrittive del sistema democratico. Ho sentito il segretario del Pd parlare della partenza del processo riformatore. Sì, può partire: purché sia nella direzione giusta. Altrimenti noi dell’Anpi faremo le nostre battaglie, in difesa dello spirito e della lettera della Carta». —



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