Il Tirreno

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La pittrice novantenne De Nève messa alla porta dello studio

Giulia Sili
La pittrice novantenne De Nève messa alla porta dello studio

Non potrà finire di realizzare le opere rimaste a metà nel “Chiostro del Paradiso” «Ho firmato l’accordo con i proprietari, ma ora mi chiedono anche 9mila euro»

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90 anni compiuti da poco, lucidissima e bella nella luce del suo appartamento affacciato sulla Cattedrale. Anna Verena De Nève è arrivata quasi per caso a Massa Marittima alla fine degli anni ’80 ma quella casa, colorata e piena di oggetti, scelta dopo un taglio netto con la vita in Svizzera, adesso la rispecchia in tutto. Lì vicino da sempre c’è il suo studio, il “Chiostro del Paradiso” come lo chiama lei, una stanza con un piccolo giardino, lo studio che tra poco, e contro voglia, dovrà lasciare.

Le serrature sono state cambiate dal proprietario dell’immobile e a fine mese Verena dovrà togliere da lì tutto quello che possiede. Tele, maschere, ceramiche, colori, candele e anche un forno: tutto dovrà sparire. «È brutale quello che mi sta succedendo – dice Verena – io vivo ancora, ho 90 anni e sono ancora capace di lavorare. Nonostante questo adesso tutto viene buttato come se fossi già morta. Ma io non sono morta, sono sempre molto viva, e ho voglia di continuare a fare quello che ho sempre fatto».

Tutto parte un anno e mezzo fa quando lo studio è stato chiuso per un problema di tubature al piano superiore: «L’appartamento che si trova sopra, disabitato, ha avuto una rottura all’impianto idraulico – spiega la pittrice – per questo il mio studio si è completamente allagato e molti dei miei quadri si sono rovinati, così come le travi, tanto che i vigili del fuoco, ritenendolo pericoloso, mi hanno proibito di usare questi spazi».

Da allora Verena non ha più pagato l’affitto del locale. «Non potevo usarlo e dopo poco i proprietari mi hanno fatto firmare una scrittura privata – spiega la pittrice – adesso sono state cambiate tutte le serrature e io non posso neanche avere la libertà di andare a riprendere le mie cose che sono rimaste lì. Mi hanno detto che ho tempo fino a fine settembre per sgomberare tutto ma io devo ancora cuocere gli ultimi lavori che avevo lasciato a metà, mi è stato però detto che non potrò farlo». Nella scrittura firmata da Verena è inserita anche una clausola che prevede il pagamento di una somma ingente. Una cifra che lei non ritiene giusto di dover pagare: «Quando sono arrivata a Massa Marittima quello studio era un magazzino senza nulla – racconta la pittrice – ho fatto tutti i lavori da sola, ho trasformato uno spazio vecchio, malmesso e con un cortile pieno di rovi in uno studio molto bello, con un giardino curato. L’ho sempre chiamato il “Chiostro del Paradiso”. Adesso che ho fatto tutto questo mi è anche stato chiesto di pagare molti soldi». Verena ha firmato l’accordo ma vuole ribadire la sua posizione: «Non mi sento in debito – dice – Eppure, dopo l’accordo con gli avvocati, devo pagare 9 mila euro oltre alla tristezza di dover vedere finire così male un posto che ha avuto tanto significato nella mia vita. Adesso non ho più uno studio dove lavorare».

Ed è proprio questo il cruccio più grande della pittrice che spera ancora in un ripensamento dei proprietari. Se non potrà più usare il Chiostro del Paradiso la speranza è però anche quella di trovare un luogo alternativo dove poter dipingere: «Ho bisogno di qualcosa che sia vicino alla mia casa – dice Verena – sono autonoma ma ho comunque 90 anni. Il mio lavoro è la pittura e senza non ho mai vissuto». «Verena è un patrimonio culturale vivente – dicono di lei gli amici che la stanno supportando in questa vicenda – una ricchezza per il Comune che la ospita e per tutto il territorio». —

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