Il Tirreno

Grosseto

l’orrore in maremma 

Birra e quattro bicchieri pieni di vodka Violenza, il racconto choc dell’amica

Francesca Gori; ; Altro servizio a pag.11
Birra e quattro bicchieri pieni di vodka Violenza, il racconto choc dell’amica

La quindicenne abusata a casa sua è stata sentita dal giudice: la sua ricostruzione è stata giudicata attendibile

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grosseto

Per venti minuti si è dannata per cercare di aprire quella porta dietro la quale sentiva la sua amica di appena 15 anni, urlare e piangere. Per venti minuti ha subito anche lei l’orrore che si stava consumando in quel bagno, dove la ragazza era stata rinchiusa da quattro minorenni che stavano abusando di lei. Che pretendevano rapporti orali e che la penetravano con degli oggetti.

È stata lei, l’unica maggiorenne presente alla festa, a raccontare alla polizia quello che era successo il 27 giugno nella casa della giovane, dove un gruppo di amici si erano ritrovati per mangiare una pizza in compagnia. Assistita dagli avvocati Roberto Baccheschi e Christian Sensi, la quindicenne ieri è stata sentita dal giudice per le indagini preliminari del tribunale dei minori Rosario Lupo, nell’ambito dell’incidente probatorio, al quale hanno partecipato anche il procuratore Antonio Sangermano, i quattro minorenni indagati, assistiti dagli avvocati Mirko Bonari, Elena Pellegrini, Alessandro Massai, Patrizia Fabiani e Carlo Valle, sostituito ieri da Angela Porcelli.

Quella sera era filato tutto liscio fino alle 21,20, quando due dei quattro ragazzi ora indagati per violenza sessuale e sequestro di persona si sono presentati alla festa. Uno di loro avrebbe fatto bere molto la quindicenne: birra, poi quattro bicchieri di vodka. Non shortini, specifica l’amica, ma bicchieri di plastica colmi fino all’orlo. Una quantità di alcol insostenibile per la quindicenne, che non è abituata a bere.

Lei rideva, parlava a voce alta, ballava. Era visibilmente ubriaca quando il sedicenne l’ha trascinata nel bagno. L’amica maggiorenne, dopo qualche minuto, li ha seguiti e ha sentito la ragazza urlare. Ha chiesto che si fermasse, che smettesse. Ha raccontato alla polizia di aver bussato e di aver chiesto che le fosse aperta la porta ma il ragazzino l’avrebbe cacciata via. È stato allora che, guardando dal buco della serratura della porta del bagno, ha visto il sedicenne con i pantaloni abbassati davanti al volto della ragazzina che lo implorava di smettere. Piangeva e gridava.

Nel giardino dell’abitazione della casa della giovane che aveva invitato i suoi amici a quella festa di fine anno scolastico, c’erano altri ragazzi. La diciottenne ha chiesto loro aiuto e insieme sono tornati davanti a quella porta. Ma il sedicenne che era dentro li ha cacciati di nuovo e loro - spaventati e sorpresi da quella situazione che mai avrebbero pensato di poter vivere - sono andati nel panico, allontanandosi di nuovo. La quindicenne e il sedicenne dopo poco sono usciti dal bagno. Lei non ha fatto cenno a quanto fosse appena successo, lui sembrava tranquillo. Poco dopo però, la ragazzina è tornata in bagno, insieme allo stesso ragazzo e altri due amici. E lì si è consumato il secondo abuso, durante il quale sarebbero stati utilizzati degli oggetti. Gli amici della quindicenne però, non sentendola più urlare, si sarebbero allontanati da quella porta. Dentro, la ragazzina che era completamente ubriaca, stava subendo un abuso sessuale.

Una volta di nuovo fuori dal bagno, dopo che uno dei quattro ragazzi aveva aperto la porta e uno, probabilmente, era scappato dal bagno, la quindicenne si era chiusa nel suo silenzio, che è stato interrotto quando ha raccontato a sua madre quello che era successo, andando poi all’ospedale dove è stato attivato il codice rosso.

I quattro ragazzi, tutti tra i quindici e i sedici anni, sono indagati per violenza sessuale e sequestro di persona. Ieri la giovane ha raccontato tutto quello che era successo quella sera a casa sua, confermando quanto già detto alla squadra mobile della polizia di Grosseto. Ha ripercorso l’orrore di quella notte aggiungendo qualche dettaglio ma anche fermandosi, e spiegando di non ricordarne altri, perché quella sera aveva bevuto troppo ed era ubriaca. Racconto, quello della quindicenne, che sarebbe stato ritenuto attendibile e sincero proprio per queste sue pause, per queste sospensioni. La quindicenne ieri non ha dimostrato sete di vendetta, nemmeno rabbia. Ma solo dolore, immenso, per quello che è stata costretta a subire da parte di ragazzi ai quali aveva aperto la porta di casa sua. —



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