Il presidio
La Madonna dell’uccellino è a casa Venne rubata cinquant’anni fa
Una preziosa terracotta è stata restituita alla comunità di Scansano dai carabinieri per la tutela del patrimonio culturale
l’emozione
Che emozione e che partecipazione corale per la comunità di Scansano che dopo 49 anni è tornata in possesso di una delle sue opere d’arte più care: la Madonna dell’uccellino, della bottega di Andrea della Robbia. Il comando carabinieri tutela patrimonio culturale ha restituito a Scansano e alla chiesa di San Giovanni Battista la terracotta invetriata, prezioso manufatto quattrocentesco. Ieri mattina, alla presenza del vescovo di Pitigliano-Sovana-Orbetello monsignor Giovanni Roncari e del sindaco di Scansano Francesco Marchi, il generale di brigata Roberto Riccardi, comandante del comando carabinieri per la tutela del patrimonio culturale (Tpc) di Roma, ha restituito alla comunità scansanese l’opera d’arte trafugata la notte del 9 agosto del 1971 dalla chiesa di San Giovanni Battista.
Come ha raccontato nel suo intervento il generale Riccardi «erano quelli gli anni del cosiddetto “grande saccheggio” in cui beni d’arte, in particolar modo della Chiesa, e i reperti archeologici venivano trafugati in numero elevatissimo dall’Italia e, quelli di maggiore rilevanza come la terracotta della chiesa di San Giovanni Battista, esportati illecitamente. Ed è in questo contesto storico che, il giorno seguente al furto – ha proseguito il generale – l’allora Parroco, don Francesco Mascalzi, denunciò il grave fatto alla locale stazione dei carabinieri, producendo la fotografia del bassorilievo rubato, tratta dalla pagina n. 73 del libro, a cura di Nicolosi, “La montagna Maremmana” stampato dalle Arti Grafiche di Bergamo. Tale immagine si rivelò fondamentale per la prosecuzione delle indagini: infatti, venne acquisita dai carabinieri dell’allora nucleo tutela patrimonio artistico di Roma che la pubblicarono sul primo numero del Bollettino delle opere da ricercare, edito dal Comando generale dell’Arma. Nel 2013 i militari del nucleo carabinieri tutela patrimonio culturale di Firenze accertarono che la terracotta, dopo essere stata venduta nel 2011 da una nota casa d’aste di Londra, era confluita nelle collezioni di un canadese che l’aveva acquistata in buona fede, per la somma di 340mila dollari, da una galleria d’arte statunitense. L’opera venduta era, senza ombra di dubbio, quella rubata da Scansano. Nel marzo del 2016, personale del Tpc avviava con il collezionista canadese le prime trattative per la restituzione dell’opera. Finalmente nel gennaio 2018, il nucleo fiorentino presentava alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lucca un’informativa di reato per esportazione illecita della scultura a carico di ignoti che permetteva di ottenere, il 27 febbraio successivo, dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lucca, la confisca dell’opera che tornava in Italia grazie ai carabinieri del nucleo di Firenze l’8 aprile 2019 e veniva esposta dal 3 maggio al 14 luglio 2019 al Palazzo del Quirinale in occasione della mostra, inaugurata dal Presidente Repubblica, intitolata “L’arte di salvare l’arte. Frammenti di storia d’Italia».
«Per adesso la terracotta sarà ospitata nel Museo diocesano, in attesa di essere ricollocata nel suo naturale posto nella chiesa di San Giovanni Battista– spiega don Emanuele Bossini che ha ricevuto nelle sue mani la terracotta – Il generale l’ha restituita alla comunità scansanese di cui io sono tramite. Non vedo l’ora di ricollocarla nella chiesa di San Giovanni Battista, dove sarà potenziato il sistema di allarme e installato un impianto di videosorveglianza; sarà poi restaurato l’altare dove troverà ospitalità la Madonna dell’uccellino e in quell’occasione, spero di poter fare una grande festa di popolo per il ricollocamento della terracotta nello spazio da cui fu sottratta 49 anni fa».
Emozionatissimo il sindaco di Scansano Francesco Marchi: «Un pezzo di cuore di Scansano è tornato fra noi – ha detto – e ha unito tutta la comunità. In questo sta l’eccezionalità di questo evento. Mi sono commosso durante il mio intervento proprio a vedere questa emozione comunitaria».
«È un momento significativo anche per noi – nota il comandante del nucleo carabinieri tutela patrimonio culturale di Firenze Lanfranco Disibio – che chiude un lavoro durato 50 anni e che è stato portato avanti come una missione. Molte di queste opere finiscono all’estero e quando riusciamo a riportarle in Italia è una grande emozione e soddisfazione». –
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
