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Giorgia riempie la piazza: «La Toscana è pronta»

Francesca Gori
Giorgia riempie la piazza: «La Toscana è pronta»

L’arrivo sulle note di Nessun dorma e la mano sul petto per l’inno di Mameli. La leader di FdI infiamma i sostenitori

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«Se volete che un vostro parente sia nominato primario senza averne i titoli, votate il Pd. Se volete essere rappresentati da chi fomenta l’odio e la rabbia, il vostro riferimento è il Movimento 5 Stelle. Se invece volete l’amore, dovete votare Fratelli d’Italia». È sul finale del comizio di ieri in piazza Dante che Giorgia Meloni, leader nazionale del partito che ha ancora nel simbolo la fiamma tricolore che fu del Movimento sociale italiano e di Alleanza nazionale, riassume i punti dei temi toccati a Grosseto, davanti a una folla che ha riempito ogni spazio disponibile sotto alla statua di canapone. Duecento posti a sedere, il resto dietro alle transenne presidiate dal servizio d’ordine del partito e dalle forze dell’ordine, che ieri si sono trovate a gestire due piazze, quella che ha cantato sulle note di “Nessun dorma” e quella dove era invece ospite il giornalista, volto noto della sinistra, Gad Lerner. Sul palco, a dare il benvenuto alla leader di FdI, c’erano il commissario Bruno Ceccerini, il parlamentare Giovanni Donzelli, e i candidati alle regionali Fabrizio Rossi, Guendalina Amati, Luca Minucci e Alessandra Mastri Flamini. Con loro, sul palco, anche il «portentoso» sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna che ha subito scaldato la folla. Così come Rossi, che è partito all’attacco di Eugenio Giani, il candidato del Pd alla poltrona di Governatore: «Ha detto che viene in Maremma - dice dal palco - probabilmente si tufferà dal ponte sull’Ombrone».

Giorgia Meloni fa il suo ingresso tra le bandiere che sventolano. È tutto organizzato, in piazza Dante: anche la scenografia, con le due ali di folla che si aprono sotto canapone per accogliere la leader del partito. Giorgia Meloni si dimostra subito un fenomeno da palco: urla, forte, e la sua voce stride con il fisico minuto. Sorride, scherza: come quando chiede ai suoi sostenitori, centinaia e centinai a in piazza dante, di lasciar stare gli antagonisti che si sono intrufolati tra la folla per alzare un cartello. C’era scritto: «La politica è una cosa seria». I giovani sono stati allontanati, e la Meloni ha chiuso la contestazione dicendo: «Lasciateli stare, noi non abbiamo bisogno di andare nelle piazze altrui».

I temi toccati dalla leader di FdI sono quelli che la destra grossetana si aspettava: l’immigrazione, che ha scatenato gli applausi con i decibel più alti, l’identità cristiana, predicata e rivendicata a due passi dalla rampa del Duomo dove si celebrava la messa con le porte chiuse, fatto salve di quella principale, le pensioni, l’attenzione agli invalidi e la difesa del made in Italy. «La Toscana è pronta a cambiare - ha detto - la gente ormai è stufa. C’è un governatore, Enrico Rossi, che ha speso 7 milioni di euro per i respiratori per il Covid e non li ha mai consegnati. Non capisco perché non sia indagato, a differenza di Fontana in Lombardia». Finito il comizio, è stato il moneto dei selfie. Per una foto e un autografo, ieri c’era un gruppo arrivato anche da Pontedera. —

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