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Avvistata a Porta Vecchia: «Non era mia figlia Elena»

Francesca Gori
Avvistata a Porta Vecchia: «Non era mia figlia Elena»

La mamma della 17enne scomparsa è stata chiamata in questura per visionare i fotogrammi delle immagini delle telecamere del centro 

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Le è crollato di nuovo il mondo addosso, come ormai le succede da trenta giorni. Perché quella ragazza ripresa dalla telecamera di videosorveglianza del Comune, installata a Porta Vecchia, non era la sua Elena, la diciassettenne scomparsa da casa il 7 agosto scorso.

Era stato un ragazzino, un tredicenne che aveva fatto il Grest con la giovane alla parrocchia del Cottolengo, a dire di averla vista arrivare da Pappagone e dirigersi quasi di corsa verso via Saffi, guardandosi intorno. Invece, la ragazza ripresa dalla telecamera di Porta Vecchia era in piazza del Sale, mano nella mano con un ragazzino, probabilmente il suo fidanzatino, che rideva e scherzava insieme ad altri amici. «Non era mia figlia – dice Mihaela Nemteanu, appena uscita, ieri pomeriggio, dagli uffici della squadra mobile – Era insieme ad altre persone, non era sola. Io non riesco a capire come si possa volatilizzarsi in questo modo, non ci credo che nessuno sappia dove si trovi mia figlia». Mihaela piange. Piange da trenta giorni, piange da quando sua figlia se n’è andata, lasciando la porta dell’appartamento in via Sardegna aperta per non farsi sentire mentre usciva.

La squadra mobile della polizia ha acquisito il cellulare utilizzato dalla ragazza e il suo computer, quello che la studentessa del Rosmini utilizzava quando seguiva la didattica a distanza durante la quarantena. Gli strumenti informatici sono ora nelle mani degli specialisti della questura che cercheranno tracce lì dentro, anche attraverso la decriptazione dei messaggi che via via sono stati cancellati. Non c’è alcuna traccia che non venga presa in considerazione.

La segnalazione del tredicenne, arrivata dopo quella del camionista che aveva detto di aver visto la ragazza a Tavarnelle, in una stazione di servizio e dopo quella che voleva Elena nel piazzale di un benzinaio sulla quattro corsie, aveva riacceso le speranze di Mihaela, di suo marito Moraru e del fratellino della ragazza che la stanno aspettando ormai da un mese. «Sono 30 giorni lunghissimi che per me sono diventati 30 anni. Io non riesco a capire cosa sia successo quella sera del 7 agosto da quando non ho più visto la mia principessa, la mia anima – ha scritto ieri la mamma di Elena su Facebook – Non mi capacito all’idea che una persona si possa volatizzare così. Sono convinta che qualcuno sa qualcosa ma non parla. Direi che è arrivato il momento che qualcuno dica qualcosa. Non si rendono conto che distruggono la vita di una famiglia che prima sorrideva e ora non riesce più a farlo. Vi prego parlate». Un appello disperato che dovrebbe arrivare dritto allo stomaco di chi probabilmente sta coprendo la fuga della ragazza o la sta aiutando a non farsi trovare. La mamma di Elena, ne è convinta. —

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