Il Tirreno

Grosseto

maremma com'era

Quella terra a forma di ala di gabbiano che fu una culla per l’architettura

Enrico Giovannelli
Ala, 1955: la spiaggia dove ora c'è il porto, sovrastata da Torre Hidalgo
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Ala, 1955: la spiaggia dove ora c'è il porto, sovrastata da Torre Hidalgo

Punta Ala protagonista della fotografia da collezione dell'Archivio Fratelli Gori. Negli anni Sessanta fu buen retiro per politici ed economisti  

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PUNTA ALA. Un posto magico, considerata una delle “Perle” del Tirreno e fiore all’occhiello del comune di Castiglione della Pescaia è senza dubbio la frazione di Punta Ala. Come altri territori del comune castiglionese, anche Punta Ala ha una storia urbanistica molto particolare, che ruota soprattutto sul porto turistico e sui tanti lotti e ville, che riempiono i libri di testo scolastici, per i progetti all’avanguardia e le sperimentazioni che ne hanno caratterizzato le costruzioni, anticipando quelli che saranno poi gli standart moderni.

Punta Ala è sempre stata dagli Anni Sessanta il buen retiro della nomenclatura economica e anche politica dell’Italia che contava, soprattutto quella del nord, con imprenditori di primo piano che ne hanno voluto la crescita programmata e soprattutto all’insegna del bello e quasi dell’intoccabile.

I primi progetti che interessano la frazione risalgono al 1959-60, quando Constantino Lentati dopo aver acquistato il terreno dagli eredi di Italo Balbo, affida all’architetto Guglielmo Hulrich un vasto piano urbanistico.

L’architetto elaborò la sua visione che prevedeva case di diverse dimensioni, distese per tutto il comprensorio del Gualdo, compreso il campo da golf e quello di equitazione, il campo di polo. Nel marzo del 1960 c’è un altro passaggio fondamentale: tutti i beni di Lentati vengono acquistati dalla società Punta Ala che si rivolse all’ingegnere fiorentino Valdemaro Barbetta per il progetto di un nuovo piano urbanistico. E nel piano studiato per l’insediamento urbanistico generale, la rete viaria è costituita da una strada principale per raggiungere il porto e i raccordi per i comparti del Gualdo, della Molletta, del Pozzino e del Fornino.

La morfologia del territorio di Punta Ala è essenzialmente costituita da due tipi di ambienti: collinare verso sud e pianeggiante verso nord, che si fondono nello stretto promontorio e determinano, conseguentemente, una costa alta e rocciosa a sud e una costa bassa e sabbiosa a nord. Il giovane architetto castiglionese Michele Viti, si è sempre interessato alle tante ville di Punta Ala, studiandone nei dettagli per cogliere spunti e suggerimenti da proporre nei suoi lavori e sa bene che quei progetti sono il frutto delle idee dei più famosi architetti italiani degli anni 60/70. «Il progetto Punta Ala racchiude qualcosa di fantastico – spiega Viti – visto che si sono alternati nella progettazione urbanistica e architettonica di questo luogo i migliori talenti dell’epoca, generando un esempio di rilievo nel panorama edilizio contemporaneo: Ignazio Gardella, Ludovico Quaroni, Valdemaro Barbetta, i locali architetti Walter di Salvo e Francesco Paolo Piemontese e Roberto Maestro. I progettisti si alternarono modificando e realizzando i vari piani di comparto, perfezionando i progetti dall’impianto urbanistico ai dettagli di una porta».

Insomma un piano urbanistico progettato fin nei dettagli: «Basta percorrere le strade di Punta Ala – continua Viti – che non si ha la sensazione di attraversare un luogo urbano, ma quella di addentrarsi in un immenso parco, dove gli edifici scompaiono nella macchia mediterranea. La strada non è delimitata da marciapiedi, ma da verde, e gli spazi organizzati si scoprono gradualmente. Nel mio primo anno di università ricordo che durante una lezione del professor Roberto Maestro (al tempo non sapevo del suo legame con Punta Ala), ed eravamo almeno 150-200 studenti, intervenne l’architetto Di Salvo che iniziò a mostrare un suo progetto di villa al Poggettone. Nell’aula calò il silenzio, e alla fine ci fu un’euforia generale unica per quello che aveva mostrato, un suo progetto del 1972. E da giovane architetto posso dire che aveva anticipato di un decennio alcuni temi centrali dello sviluppo della cultura architettonica mondiale».

La foto che sarà oggi in regalo con il Tirreno, tratta dall’Archivio Gori, rappresenta bene l’ala di gabbiano da cui appunto ne deriva il nome di Punta Ala, affibbiatogli, narra la storia, dallo stesso Italo Balbo che ne vedeva il promontorio con il suo aereo quando ci veniva. Nei decenni la costruzione proprio del porto (la Regione Toscana ne ha previsto ora un ulteriore ampliamento), del complesso dei Boboli, ma anche il condominio Weltring o il campo da golf, e i vari hotel hanno continuamente trasformato la frazione, che però è rimasta legata al suo progetto iniziale, immersa e nel verde della macchia mediterranea e all’insegna di un turismo d’elite. –

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