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il lutto 

Il barbiere dell’Amiata se n’è andato a 100 anni Addio a Luigi Savini

Fiora Bonelli
Il barbiere dell’Amiata se n’è andato a 100 anni Addio a Luigi Savini

I tre figli dell’uomo hanno  seguito le sue orme: il 15  agosto aveva festeggiato  il secolo di vita con la sua  amorevole famiglia

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castel del piano

È morto a 100 anni di età, ed ha lasciato in eredità ai suoi tre figli, il suo amore per forbici, rasoio e crema per barbai. Una cordata di barbieri e parrucchiere, che nella bottega del babbo hanno imparato, rubandogli la stessa passione e il medesimo talento, un difficile mestiere che non puoi far bene se non ce l’hai nel cuore.

Sono stati celebrati mercoledì a Castel del Piano i funerali di Luigi Savini, il “barbiere” per eccellenza del paese amiatino che aveva festeggiato in famiglia lo scorso 15 agosto, i suoi 100 anni.

«Tutti i nostri cari sono stati assistiti in famiglia – sottolinea il nipote Marco che ha accudito il nonno assieme alla mamma e alla zia ed alcune badanti per un anno e mezzo – la famiglia è sacra per noi e io ho preso l’aspettativa per coccolarmi questo nonno che è stato tanto burbero in passato e di una dolcezza infinita da anziano. Un uomo che la vita ha messo alla prova, ma lui non ha mai mollato».

Luigi, originario di Castel del Piano, aveva come genitori Ida e Giovanni ed è cresciuto in una famiglia contadina e lavoratrice, e anche Luigi aveva cominciato a lavorare fin da piccolo, quando andava a aiutare i barbieri nei piccoli e numerosi negozi della zona. Ma poi eccolo in Maremma e in montagna, a dicioccare e a tagliare il bosco. «Allora c’era la vera povertà – racconta Marco – e bisognava darsi da fare. Mio nonno raccontava volentieri la sua vita e ci riservava sorprese e aneddoti».

Luigi nel 1940 viene chiamato in guerra e qui si fece notare per la sua abilità nel fare capelli e barba. Un lavoro che svolse per i commilitoni, a Napoli, in Francia, in Puglia. «E proprio tornando ad Arcidosso dalla Puglia – ricorda Marco – si portò fino sull’Amiata, a piedi o con mezzi di fortuna, una tanica di olio d’oliva. Un regalo per la famiglia, ci raccontava sorridendo».

Sarebbe stato un dopoguerra pieno di stenti se Luigi non si fosse dato da fare fra lavori di campagna e le ore rubate per fare il barbiere. «La sera, dopo essere stato al lavoro, prendeva la sua cassetta degli attrezzi – raccontano Fiorella e Marco – che teneva in cantina e andava a fare i capelli a domicilio. Ma alla fine ce la fece ad avere una bottega tutta sua. Prima aprì un negozietto in fondo a Corso Nasini a Castel del Piano, rilevando l’attività di Apollonio, un barbiere storico del borgo e poi acquistò un fondo nel bel mezzo del corso».

Intanto la famiglia si era allargata.

Erano arrivati tre figli, Fiorella, Tamara, e Maurizio, il più piccolo. Le due figlie più grandi erano già innamorate di lavaggi di capelli, di taglio e di tinture e avevano aperto un loro negozio sempre lungo Corso Nasini, poco lontano dalla bottega del babbo. Un negozio al femminile che tuttora Fiorella si ostina a tenere aperto, viste le richieste di una clientela storica, che chiede a gran voce alla parrucchiera di non appendere le forbici al chiodo. «Eppure ci sono difficoltà burocratiche enormi – specifica Marco – ma mia mamma è innamorata della stessa passione che mio padre le ha lasciato in eredità. Un negozio dove ha lavorato a lungo anche mia zia Tamara, che invece, adesso, non esercita più».

Intanto, dopo le sorelle, anche il figlio più piccolo, Maurizio, comincia ad avvicinarsi al mestiere. «Negli anni ’70 – racconta Marco – mio nonno accettò che Maurizio, ancora adolescente, andasse a insaponare la faccia ai clienti e poi, vista la sua propensione per quel lavoro, lo mandò a Grosseto a frequentare un corso ad hoc. Nel 1997, Luigi fu colpito da in ictus e la sua bottega fu rilevata proprio da Maurizio che si fece, a Castel del Piano un nome per abilità e creatività».

Nel 2015 la disgrazia: Maurizio muore improvvisamente davanti al suo negozio, per un infarto. «Da quel momento– racconta Marco – mio nonno volle sul comodino la sua foto e ci parlava e lo baciava. Il suo vero declino inizia dalla perdita di questo figlio amatissimo che il padre ha invocato fino alla morte». —



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