Reti da beach volley sulla spiaggia libera «L’ordinanza lo vieta»
La segnalazione di un lettore dall’arenile a sud del paese La vicesindaca Nappi: «Chiamate subito la Municipale»
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA
Due reti da beach tennis, ben piantate nella sabbia, con le loro altezze regolamentari e il campo delimitato dalle strisce. E squadre di giocatori che si sfidano per tutto il giorno, godendosi così la spiaggia di Castiglione della Pescaia, a due passi dal mare e ad altri due dalla pineta, nel loro “angolo volley” perfettamente autoattrezzato.
La giornata ideale? Forse per gli appassionati di beach volley. Non certo per gli altri ospiti dell’arenile.
La segnalazione arriva dal signor Alberto, frequentatore della stessa spiaggia libera, nella zona sud del comune, tra Castiglione e Marina di Grosseto.
«Non trovo normale che si allestiscano questi campi da beach tennis nella spiaggia libera – dice Alberto – che, oltre a occupare spazio e a disturbare, cozzano con le norme di distanziamento sociale previste contro la diffusione del Covid».
Il Tirreno ha chiesto lumi alla vicesindaca e assessora all’ambiente di Castiglione della Pescaia Elena Nappi.
«Confermo: non è regolare da nessun punto di vista – spiega Nappi – L’ordinanza 126 del 12 giugno 2020, che è quella che emaniamo ogni anno per disciplinare le attività in spiaggia durante la stagione estiva, iniziata quest’anno il 13 giugno, prevede alcuni divieti, tra i quali, all’articolo 4, quello di fare alcuni giochi e attività sportive. Sono vietati il calcio, le bocce, il tennis da spiaggia e il beach volley. Inoltre è vietato occupare la spiaggia con attrezzature sportive, come lo sono le reti da beach volley. Solo i racchettoni e gli sport individuali, come il nuoto il surf, sono ammessi».
Altri divieti sono: arrivare a riva con un’imbarcazione o prendere il largo dalla spiaggia, lasciare l’imbarcazione sulla spiaggia, lasciare in spiaggia ombrelloni, sdraio e altro materiale tra le 20 e le 8,30, accendere fuochi, piantare tende e campeggiare.
«Invito i bagnanti a chiamare la polizia municipale o la capitaneria di porto per segnalare eventuali abusi», dice Nappi. —
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