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Maremma com’era, si inizia “dal sud”: prima foto in regalo
In edicola l'11 agosto l’esordio degli scatti griffati Archivio Gori con uno dei simboli della Maremma: la Torre di Buranaccio.
GROSSETO. Il conto alla rovescia è terminato: l'11 agosto comincia il grande viaggio nella “Maremma com’era”. In edicola, allegata alla vostra copia del Tirreno, riceverete infatti in dono la prima delle 16 straordinarie foto d’epoca griffate Archivio Fratelli Gori, che raccontano in bianconero tutta la bellezza della costa maremmana “fermata” a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso. Anni nei quali un territorio ancora totalmente incontaminato si avviava verso la modernità e i suoi abitanti scoprivano l’ebbrezza delle prime estati al mare.
Luoghi, panorami, vedute mozzafiato, ma anche volti e storie di un tempo passato il cui fascino – da Capalbio a Follonica – è tuttavia rimasto per la gran parte intatto. Sedici fotografie d’autore, stampate in grande formato, perfette per essere raccolte e – volendo – incorniciate. Sedici foto per emozionarsi tuffandosi nella memoria (i meno giovani), per stupirsi di fronte a un mondo mai visto (i più giovani), per riconoscere in ogni caso la magia di questa terra. E per i turisti, soprattutto per i tanti “nuovi visitatori” giunti qui nell’estate del virus, un magnifico souvenir da portarsi a casa per testimoniare il dna di purezza della Maremma.
Domani dunque si parte, e si parte da sud: la prima foto in regalo è infatti quella della Torre di Buranaccio, a Capalbio. Un edificio da sempre “iconico” di questa terra sospesa tra il mare e le colline: come tante altre fortificazioni costiere disseminate lungo i novanta chilometri dal Golfo all’Argentario, la Torre racconta di un passato in cui dal mare e dai suoi incursori bisognava guardarsi; ma al tempo stesso di un presente in cui, finito il pericolo, resta la maestosità del baluardo chiamato a sorvegliare uno degli ambienti naturali più salvaguardati del Pianeta, tra oasi del Wwf e le più rare e spettacolari specie di uccelli che lo scelgono come tappa delle loro migrazioni.
La foto dei Fratelli Gori è del 1967, quando la Torre e il lago circostante erano a un passo dalla loro trasformazione: da luoghi “abbandonati” o di uso quotidiano a calamite per viaggiatori di tutto il mondo, il salto sarebbe avvenuto a breve.
E non solo per turisti, calamite: agli inizi degli anni 2000 proprio in questa Torre e in questo lago il maestro del cinema Michelangelo Antonioni ambientò uno dei suoi ultimi film. Si chiama “Eros” ed è certo che in questi luoghi e di questi luoghi innamorarsi – con passione – è facilissimo. Domani, con la foto, in regalo anche il racconto di tanta meraviglia.
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