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la protesta 

Senz’acqua al Cemivet da mesi per due ore al giorno: esposto

Francesca Gori
Senz’acqua al Cemivet da mesi per due ore al giorno: esposto

Un militare si è rivolto alla procura dopo aver segnalato il guasto più volte La causa sarebbe una rottura nella conduttura che serve parte della caserma

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L’ordine di chiudere il rubinetto e lasciare per almeno due ore al giorno parte del Cemivet, il Centro militare veterinario, senz’acqua, lo avrebbe dato il comandante, per frazionare la risorsa idrica. Una scelta necessaria, dato che alla caserma, c’è una conduttura rotta da tempo che ancora non è stata riparata, nonostante le decine di segnalazioni che i militari - e lo stesso comandante - hanno fatto più volte anche attraverso il numero verde militare, oltre che all’Asl.

Un disagio che però non è stato ancora risolto e che ha spinto un maresciallo, effettivo al Cemivet, a rivolgersi alla Procura di Grosseto e alla Procura militare nella speranza che questa situazione possa presto cambiare. «Ogni giorno, tra le 15,30 e le 17, 30 - dice il maresciallo - l’acqua viene chiusa: tranne che dove ci sono gli alloggi dei civili dove le tubature sono differenti, nel resto della caserma manca l’acqua e non possiamo nemmeno utilizzare i servizi igienici. Tutto questo è fortemente in contrasto con le prescrizioni che abbiamo per il Covid-19. Non possiamo nemmeno lavarci le mani».

L’esposto è stato presentato due giorni fa: i lavori dovrebbero essere ordinati dai vertici militari, da Roma. Ma fino ad oggi non si è mosso nulla, nonostante le continue segnalazioni inviate anche dal comandante del Cemivet. Segnalazioni che sono arrivate anche all’Asl.

«All’azienda sanitaria però - dice ancora il militare - mi hanno risposto che non è loro competenza. Sta di fatto che l’altro giorno, solo per fare un esempio, i veterinari per salvare la vita a una cavalla che aveva avuto un colpo di calore, hanno utilizzato l’acqua. Se ne avessero avuto bisogno nella fascia oraria in cui viene chiusa, non avrebbero potuto fare nulla».

Per sistemare la rottura che da mesi ha creato una perdita importante di acqua che - se non contingentata - rischia di lasciare a secco la caserma, servirebbero diversi soldi che dovrebbero arrivare da Roma.

«Al Cemivet lavorano anche diverse donne - dice ancora il militare - che devono poter utilizzare i servizi igienici senza stare a controllare l’orologio ogni volta. La chiusura dell’acqua riguarda infatti, oltre ad alcune stalle, anche la zona dove ci sono i militari accasermati e dove ci sono quelli in servizio 24 ore su 24 al corpo di guardia. È un grave disagio per ciascuno di noi e inoltre è anche pericoloso, vista l’emergenza coronavirus che ancora non è finita».

La speranza del maresciallo, dopo la presentazione dell’esposto, è che qualcosa finalmente si muova e che l’acqua possa tornare ad essere utilizzata al Cemivet ogni volta che ce n’è bisogno, senza stare a guardare l’orologio. —

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