Meteo
«Vai via, tanto non compri»: disabile cacciata da un negozio
L’episodio è stato portato alla luce dalla madre che ha diffuso un post sui social. Gesto spiacevole oppure vera discriminazione? I genitori vogliono vederci chiaro
GROSSETO. Tutto è partito nel primo pomeriggio da un post, dai toni indignati e forse anche di più, che ha raccolto manifestazioni di solidarietà nel giro di poco tempo: una mamma ha lamentato che sua figlia disabile era stata allontanata da un negozio del centro, il titolare le aveva detto che «tanto lei non compra mai nulla».
Un episodio avvenuto ieri mattina, al termine del consueto giro che la giovane donna effettua in compagnia di un operatore specializzato. Un episodio che deve essere ancora ricostruito nei dettagli. I genitori, in serata, hanno tenuto a specificare di voler comprendere bene se si sia trattato di un gesto quantomeno spiacevole da parte di una persona che non conoscono direttamente, nel quale caso non vorranno dare alcun seguito, o se si debba parlare di discriminazione, per la quale invece saranno invece disposti ad andare fino in fondo. E in questo secondo caso troveranno l’appoggio della Fondazione Il Sole, che segue la giovane donna affetta da autismo: lo assicura il presidente Massimiliano Frascino, che è stato informato direttamente di quanto avvenuto e che, aggiunge al cronista, non ha comunque problemi a definire già da adesso «prima maleducato e poi poco sensibile» chi ha allontanato la cliente dal proprio negozio.
Lei, la protagonista suo malgrado, viene descritta come una grande appassionata di moda: vestiti e gioielli. Ha buon gusto e starebbe per ore nelle boutique. Se potesse, comprerebbe tutto ciò che le piace. Ieri, come concordato, è stata accompagnata al mercato del giovedì da un’operatrice, sulla strada del ritorno si è fermata in quel negozio dove era già stata ed è stata invitata bruscamente ad andarsene.
«Una cosa del genere non le era mai capitata - dice il padre - anzi, in altri negozi lei è la benvenuta, è la beniamina delle commesse». «E a nessuno dei nostri ragazzi era mai capitato», aggiunge Frascino. Anche perché le uscite e l’attività di socializzazione costituiscono ormai da tempo la normale programmazione del Sole. «Facciamo parte del paesaggio urbano - sintetizza il presidente - Ormai siamo riusciti a rompere la barriera di diffidenza, perfettamente legittima e comprensibilissima, che qualcuno poteva nutrire». Periodicamente, dice ancora Frascino, i nostri ragazzi accompagnati frequentano centri commerciali e negozi, dentro e fuori le mura medicee, fanno gli aperitivi nei bar: «Ovunque l’accoglienza è calorosissima, abbiamo normalmente riscontrato una grande attenzione nei confronti di chi è disabile».
Frequentare i negozi «fa parte del loro percorso di ricerca di una parte di autonomia. Loro non sono in grado di fare da soli e vengono accompagnati dai nostri operatori quando hanno necessità di fare acquisti». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
