Cantina, comitato favorevole a collaborare con i Vignaioli
Ivana Agostini / pitigliano
È un “ribollir de’ tini” alla Cantina sociale di Pitigliano. Ma non c’è niente di poetico. La cantina, nata 60 anni fa e che conta 200 soci capaci di trasformare 40mila quintali di uva su 600 ettari di superficie distribuita tra Pitigliano, Manciano e Scansano, sta vivendo una grandissima tensione.
Domenica scorsa l’assemblea dei soci, partecipatissima, è stata a dir poco tumultuosa.
Il bilancio 2019 è stato approvato ma tra le polemiche.
Proteste per il riconoscimento di soli 10 euro a quintale d’uva (conferita nel 2018), a fronte dei 40 euro di partenza.
Ma soprattutto proteste per l’ipotesi di una collaborazione con la Cantina dei Vignaioli di Scansano che, secondo i favorevoli, darebbe una mano nel settore vendite, strategico per il rilancio della cantina Pitiglianese, ma che non piace a tutti. Tanto che l’ipotesi sembra, quanto meno, congelata, se non tramontata.
Ma un comitato – nato «spontaneamente» – di soci, con portavoce Paolo Rosati, sostiene questa collaborazione e vuole lanciare un segnale di disponibilità a Scansano: «L’accordo con i Vignaioli di Scansano è necessario per la sopravvivenza della Cantina sociale di Pitigliano», dicono.
«Domenica – spiegano dal comitato – i soci, con grande senso di responsabilità, hanno approvato all’unanimità un risultato umiliante che non copre neanche i costi di produzione. Quasi tutte le organizzazioni agricole, il cda e le istituzioni hanno ventilato l’ipotesi di una collaborazione commerciale con la migliore cantina sociale locale che è anche al top a livello assoluto nazionale: la Cantina Vignaioli del Morellino di Scansano. Che la Cantina di Pitigliano abbia necessità di un partner per ripartire con una vendemmia ormai imminente è cosa assodata».
E tuttavia il segnale lanciato da Pitigliano domenica sembrava assai chiaro. «Scansano – dice il comitato pro-collaborazione – ha inteso che non sussista la necessaria volontà assembleare e ha notato un esasperato nervosismo tra gli organi statutari. Come soci vogliamo precisare che ci sono evidenti conflitti di tipo normativo burocratico difficilmente verificabili tra collegio sindacale e cda che hanno precluso la possibilità dell’accordo; che l’assemblea era pronta a votarlo a maggioranza certa ma per questi cavilli conflittuali ciò non è stato possibile». Da qui il rischio di «distruzione» della cantina pitiglianese. E l’intento di salvarla.
«Diffidiamo le parti in causa a operare ancora in questi termini – concludono i soci – e li preghiamo di appellarsi alla loro coscienza, di ritornare al tavolo della trattativa per non distruggere l’economia del territorio. In caso contrario sarà la catastrofe, l’inizio di strascichi giudiziari senza fine e la chiusura di questa storica cantina». —
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