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"Circolino di beuti e beoti", a giudizio la presidente delle Pari opportunità
Attaccò l'Arci su Facebook: "Critica a livello personale, la carica ricoperta non c'entrava nulla"
Grosseto. A novembre di due anni fa, il centro della città tornò a sbocciare grazie al Pop Up, l’iniziativa della Regione e del Comune grazie alla quale aprirono una decina di attività in centro. Tra queste, la Casa del Quartiere, bar e libreria in piazza della Palma dove, nei giorni dell’inaugurazione, sventolava una bandiera dell’Arci.
Un grossetano, dopo essere entrato nel locale, scrisse su Facebook: «Ho fatto un giro per Pop-Up, tutto molto bello. Iniziative e voglia di fare complimenti! Poi so entrato nella “Casa del Quartiere” e ho visto una bella bandiera esposta dell’Arci. Non era questa la finalità e il modo, dimostrate di essere i soliti pezzenti di sempre, eppure avete mangiato così tanto che non mi sembra il caso di attaccarsi alle briciole... fate pena».
Detto e scritto: erano seguiti diversi mi piace, un cuoricino, una faccina arrabbiata. Poi l’affondo, scritto da un altro utente: «Ho visto anch’io, e in effetti quella bandiera è vomitevole... va a finire che mascherandosi da “nuova attività” come prevede l’oggetto del bando pop-up, diventerà invece un circolino di “beuti e beoti” tipico della loro natura».
Ora, per questo commento, la presidente delle Pari opportunità della Provincia, Lucia Morucci, difesa dall’avvocato Michele Bellandi insieme al proprietario del profilo, Giacomo Spinsanti, difeso dall’avvocato Alessandro D’Amato sono stati citati a giudizio dal giudice per le indagini preliminari Marco Mezzaluna per il reato di diffamazione a mezzo internet. Il processo comincerà il 22 settembre davanti al giudice Andrea Stramenga.
A sporgere querela per quel post e per quel commento in particolare, è stato Christian Sensi, assistito dall’avvocato Francesca Carnicelli che si sono opposti al decreto penale di condanna, ottenendo così l’apertura del processo. Sensi, nel 2018, era ancora presidente provinciale dell’Arci e le parole scritte dalla presidente delle Pari opportunità, non gli erano andate giù.
«So bene che su Facebook non sia difficile scatenare discussioni anche con toni esacerbati - dice l’ex presidente - Ma in quel caso non c’era nemmeno un dibattito in corso che giustificasse tanto livore: quando determinate offese arrivano così, a freddo, fanno soltanto parte di una campagna d’odio che deve essere fermata. Non c’è stata, da parte mia, alcuna strumentalizzazione di questa vicenda».
La presidente Morucci, già quando l’allora presidente dell’Arci ne chiese le dimissioni, che non sono mai state rassegnate, si difese spiegando che quelle erano considerazioni proprie e non legate al ruolo che ricopriva. Tesi questa, ribadita nella nota inviata dall’avvocato della donna.
«Con riferimento alla citazione a giudizio della signora Morucci - scrive l’avvocato Bellandi - preme ribadire che trattasi di considerazioni di natura personale del tutto avulse dalla carica, ricoperta dalla mia assistita, di presidente della Commissione Pari Opportunità. Detto questo, ritengo che a tali commenti non possa essere attribuita alcuna rilevanza penale. Infatti, seppur configurino un’aspra critica sulle modalità di gestione di alcuni circoli e alle attività promosse dagli stessi, trattasi di una critica formulata con modalità che costituiscono espressione della libertà di manifestazione del pensiero costituzionalmente garantita. Ciò che fa assumere rilevanza all’intera vicenda è la spiccata connotazione politica degli argomenti trattati e delle persone coinvolte che, evidentemente, cerca in qualche modo di essere strumentalizzata». —
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