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Terme, corretta la procedura di revoca della concessione

p.s.
Terme, corretta la procedura di revoca della concessione

Il Tar di Firenze respinge il ricorso di Gambassi e Satet srl contro il Comune Il contenzioso risaliva al 2014. I giudici: «Cercata invano una soluzione condivisa» 

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Il Tar ha dato ragione al Comune di Pitigliano: fu corretta la procedura per la decadenza della concessione mineraria per l’acqua termale denominata del Tosteto.

La seconda sezione del tribunale toscano ha respinto il ricorso presentato da Sergio Gambassi, amministratore unico della Satet srl, che lamentava l’irregolarità del provvedimento del 20 maggio 2014 con il quale era stata disposta la decadenza della concessione, a causa di un grave inadempimento del concessionario agli impegni previsti dalla convenzione 30 marzo 2012. I giudici amministrativi hanno rilevato che la concessione era strettamente legata ai lavori (non eseguiti) per gli esterni e gli interni.

La vicenda parte dal 1999, quando a Gambassi la Regione Toscana aveva rilasciato la concessione per la coltivazione del giacimento di acqua termominerale (proprietà terapeutiche per uso balneo-fangoterapia, Ministero della sanità 1998): 15 anni, poi prorogati a 20 nel 2002. La Selema srl, poi Pitigliano Terme e Benessere spa, aveva ricevuto due finanziamenti tra 2002 e 2006: 8,2 e 3,4 milioni di euro, quest’ultimo non completato. La banca Mps aveva chiesto il rientro a quella che era diventata la Satet, erano seguiti esecuzione forzata, richiesta di concordato preventivo (non ammesso), interruzione dei lavori. Nel marzo 2012 Satet e Comune avevano comunque stipulato una convenzione, con l’obbligo di aprire la struttura entro la fine dell’ottobre di quell’anno. La richiesta di proroga era stata respinta, nel maggio 2014 il Comune aveva dichiarato la decadenza della concessione perché il concessionario si era rivelato inadempiente. Gambassi aveva impugnato la decisione con vari motivi, primo dei quali la mancanza di riferimenti nella concessione a un complesso alberghiero o stabilimento termale.

Di fronte alle contestazioni di Satet, il Comune aveva replicato davanti al Tribunale che il provvedimento di decadenza seguiva al terzo procedimento di contestazione avviato dalle amministrazioni.

Adesso, il collegio presieduto da Rosaria Trizzino rileva che la realizzazione dellostabilimento termale «era stata prevista nel provvedimento concessorio e costituiva obbligo a carico del concessionario, cui era stato concesso lo sfruttamento delle acque minerali in vista della fruizione delle stesse da parte della collettività affinché potesse fruire delle sue proprietà terapeutiche».

E inoltre l’interesse «costituente causa del provvedimento di concessione era da ravvisare nella pubblica fruizione delle acque, ciò che avrebbe potuto realizzarsi mediante la costruzione di uno stabilimento all’uopo dedicato, la quale era stata assunta come specifica obbligazione da parte del concessionario già nel provvedimento abilitativo originario». Nella concessione era espressamente indicata «quale causa di decadenza proprio il mancato rispetto del programma dei lavori per l’anno 2012 nel quale sono dedotte, oltre all’attività mineraria, anche quella per il completamento dell’albergo e dello stabilimento termale».

Ancora, «l’inadempimento del ricorrente, che non viene contestato nel suo accadimento storico, appare ragione sufficiente per legittimamente applicare la decadenza della concessione, sanzione che era prevista dalla convenzione intercorsa tra le parti nell’anno 2012 e corrisponde ad un interesse pubblico». Infine, «l’atteggiamento dell’Amministrazione è scevro dai vizi dedotti con la censura in trattazione poiché essa ha ripetutamente cercato una soluzione condivisa, senza però che le obbligazioni del concessionario venissero adempiute. Il principio di buona amministrazione implicava che a fronte dell’inadempimento, non risolto nel corso del tempo, da parte del ricorrente venisse posta nel nulla la concessione». — p.s.

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