Azienda agricola sotto il Parco «Si rischiano risultati nefasti»
L’ambientalista Marco Stefanini interviene sulla fusione appena approvata esprimendo la sua contrarietà per la creazione di un unico ente con più funzioni
ALBERESE
Marco Stefanini è stato per anni uno degli esponenti più in vista del mondo ambientalista toscano: membro del consiglio direttivo del Parco della Maremma, presidente del comitato consultivo dell’Azienda agricola regionale di Alberese. Molto legato, quindi, all’Uccellina. Conclusi i suoi incarichi, non ha smesso però di interessarsi al governo del territorio, portando idee e contributi, con occhi diversi, su varie questioni, non risparmiando critiche. Sulla recente notizia della fusione tra Parco e azienda agricola Stefanini ha un’idea ben precisa. «Dopo molti tentativi di portare l’azienda agricola sotto il controllo dell’ente Parco, alla fine di un periodo post Covid in cui l’attenzione della gente è rivolta ai problemi spiccioli, quotidiani, di immediata prospettiva, il consigliere regionale Pd Leonardo Marras, porta all’approvazione in Regione un atto che ha tutti i presupposti per produrre risultati nefasti, peggiorare i servizi e la partecipazione, non risparmiare niente di più che poche migliaia di euro di gettoni di presenza dei consiglieri» .
Stefanini lo aveva già detto nel febbraio scorso, durante un’assemblea pubblica, ad Alberese: «Qui creare un solo ente è un errore. Un errore pensare che un Ente Parco, con specificità precise (conservazione, tutela, valorizzazione ambientale) possa organizzare lavori diversi: dalla gestione degli operai agricoli, ai butteri, alle strutture ricettive. Mi pare chiaro, in premessa, che non potrà essere così. A mio avviso, quindi, i due soggetti avrebbero dovuto mantenere le proprie specificità maturate in una esistenza secolare (l’Azienda) e decennale (il Parco)» .
L’ex esponente dei Verdi teme che questa decisione possa cancellare la più grande azienda agrizootecnica biologica d’Italia, «ridisegnando così la mappa del potere nella Maremma dei butteri».
«L’azienda – continua Stefanini – ha dimostrato, da diversi anni a questa parte, di essere ben condotta, grazie alle scelte oculate della Regione Toscana, maturando importanti risultati economici, con bilanci molto positivi. Stessa cosa il Parco, divenuto dal 1975 a oggi, dopo aver attraversato momenti di contrarietà sociale ed emergenze ungulati, un modello di riferimento a ogni livello. Insomma, una squadra che vince non si dovrebbe pensare di cambiarla.». Stefanini invita infine a riflettere su alcuni aspetti importanti: «Non è vero che l’Azienda è un fortino arroccato, isolato dal resto del territorio. Negli anni in cui ho partecipato al suo governo abbiamo fatto di tutto per accrescerne visibilità ed economia, cercando di far conoscere Alberese per il vino, la pasta, il miele, i formaggi, la carne, le opportunità ricettive. Nessuna conflittualità con il Parco o con aziende private, piuttosto una mission di collaborazione». La proposta di Stefanini prevedeva una mediazione: “Terre di Toscana poteva tranquillamente cedere all’ente parco le Torri, San Rabano o il parcheggio di Alberese, perché di fatto è già così, sebbene si faccia finta di ignorarlo, ma avrei lasciato che l’Azienda continuasse a fare quello che le riesce meglio: gestire, con profitto e competenza, le proprietà agricole e gli immobili connessi. Ricordando che si parla dell’azienda pubblica biologica più grande d’Italia, solida, stabile, produttiva». —
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