Spaccio nel bosco, altri quattro finiscono in carcere
Sviluppi dell’operazione che un anno fa aveva portato all’arresto di due marocchini Nella logistica coinvolta anche una giovane donna
grosseto
Sono finiti in carcere in quattro, dopo l’operazione che nel maggio 2019 aveva portato ai primi due arresti dei carabinieri, ritenuti responsabili dello spaccio nel bosco di Monticello Amiata. Due operazioni connesse, perché i protagonisti di questa e di quella avrebbero avuto rapporti e responsabilità, sia in merito alla detenzione a fini di cessione di sostanze stupefacenti, sia in merito all’impianto organizzativo dello spaccio.
Queste le conclusioni della Procura che ha chiesto al giudice per le indagini preliminari l’emissione di cinque misure cautelari: ne è interessata anche una giovane donna di nazionalità polacca, per la quale viene però individuata una responsabilità minore e per la quale il giudice Marco Mezzaluna ha disposto il solo obbligo di dimora. Potrebbero invece reiterare i reati, e sono quindi finiti in carcere perché il gip non ha ritenuto opportune misure diverse, quattro uomini di nazionalità marocchina: Rachid Nadiri, Youssef Dafri, Moustapha El Katabi e (rintracciato a Foggia) Jalal El Imami, tutti più o meno conosciuti dalle forze dell’ordine. Tutti compariranno domani davanti al gip di Grosseto (El Imami sarà invece interrogato per rogatoria dal Tribunale di Foggia) per l’udienza di convalida. Cocaina, hashish, eroina le sostanze stupefacenti, un’attività che si sarebbe affiancata a quella di rifornimento di chi materialmente provvedeva a spacciare la droga. Un’attività che si sarebbe articolata a partire dal 2017 e che sarebbe continuata fino a oggi, addirittura fino a pochi giorni fa se l’emergenza coronavirus non avesse ostacolato e di fatto impedito gli spostamenti e quindi le possibilità di cessione. Lo stop è quindi datato ai primi mesi di quest’anno.
L’altro giorno, nelle prime ore, l’ordinanza è stata eseguita dai carabinieri della Tenenza di Arcidosso, unitamente ai colleghi della Compagnia di Grosseto. I militari hanno accertato (anche grazie ad appostamenti, ai sequestri delle sostanze stupefacenti e alle testimonianze rese dai clienti che hanno riconosciuto in foto i fornitori) che i due arrestati nel 2019 (Hamid Nadiri e Hicham Jarmouni) venivano accompagnati sul posto dello spaccio, ricevevano viveri, bevande e telefoni, e venivano saltuariamente ospitati nelle abitazioni di questo o di quello. «Sono giovani spacciatori che si muovono in quel sottobosco di illegalità alimentato dall’inefficienza e-o difficoltà nell’assicurare le espulsioni o i respingimenti» e che non hanno altre prospettive che continuare a spacciare, aveva scritto all’epoca il gip.
L’attività di spaccio sarebbe proseguita nonostante i due arresti: i soggetti avrebbero cambiato spesso i luoghi di spaccio, scegliendo sempre zone boschive di Arcidosso, Seggiano e Cinigiano, arrivando ad individuare alcune aree impervie prossime alla vetta dell’Amiata. — P.S.
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