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«La prima fase senza protezioni per i medici»
Allarme coronavirus, l’appello del presidente Madonna «Ragazzi a scuola a settembre ma con la mascherina»
GROSSETO
All’inizio era partita davvero male. I medici di base e gli altri professionisti che prestavano la loro opera con i malati da coronavirus erano senza protezione individuale. È molto chiaro il presidente dell’Ordine provinciale, Roberto Madonna. In pratica, persone mandate allo sbaraglio davanti a un nemico incontrollabile anche perché poco conosciuto e verso il quale insufficienti si stavano dimostrando le cure. «L’invito quindi, oggi – sono sempre sue parole – è di non abbassare la guardia perché è reale il rischio dì una seconda epidemia».
Nell’estate del 1957 arrivò in Italia l’ “Asiatica” che i giornali, sulla scorta dei pareri scientifici, definirono con troppa leggerezza “influenza gentile”. Messaggio riduttivo perché, in tre anni, provocò circa trentamila morti. Non è servito a niente. All’inizio dell’epidemia Covid 19, qualche esperto suggerì ai politici il termine virus “similinfluenzale”, così passò un falso messaggio tranquillizzante e tutto ciò che ne è seguito.
Davanti a risposte incerte e contraddittorie, è giustificata, oggi, la paura della gente circa una possibile ondata in autunno?
«In base alle notizie che giungono dalla Cina e dalla Corea, credo che il rischio d’una seconda ondata epidemica vi sia».
Quasi duecento medici deceduti nell’assistenza ai malati, oltre a farmacisti ed infermieri: un prezzo troppo alto. È adatta l’espressione “mandati allo sbaraglio”? Si potevano prendere iniziative istituzionali più tempestive?
«La Fnomceo (Federazione nazionale ordine medici, chirurghi e odontoiatri) ci informa che a fine giugno sono deceduti 171 medici caduti nel corso dell’epidemia di Covid 19. Un dato che non ci permette di attribuire, come causa dei decessi, l’infezione pandemica. Basti pensare che ben 40 medici avevano più di 70 anni e 16 fra gli 80 e 90. Quanti sono i sanitari deceduti nell’esercizio della professione non è dato sapere. Comunque, al netto di queste considerazioni, sicuramente i medici di medicina generale e gli altri professionisti del mondo sanitario non sono stati dotati nella prima fase di mezzi protezione individuali».
La fase dell’emergenza ha creato una cultura sufficiente per ridurre ulteriori rischi o pensa che la corsa all’estate la pagheremo poi?
«Credo che questa sia una doppia domanda. Penso che si sia sviluppata una conoscenza della pericolosità della pandemia, ma un’eventuale recrudescenza sia condizionata dalla pericolosità di una eventuale seconda ondata».
Consiglierebbe alle mamme di mandare i bambini a scuola senza mascherina, a settembre?
«Meglio prevenire che curare. Abituiamoli a portare le mascherine. Vi saranno sicuramente in futuro altre pandemie indotte da virus».
Ricorda un avvenimento che l’ha particolarmente colpita, in questo periodo, come professionista e uomo?
«Nel 2009 vissi, come professionista, l’infezione da virus H1N1. Ricordo che a quel tempo molto si fece per affrontare un’eventuale epidemia. Poi, fortunatamente, il virus non si rivelò molto contagioso. Furono introdotti, nell’occasione, punteggi di rilevazione della gravità dei pazienti che sarebbe stato opportuno mettere a conoscenza dei medici di medicina generale. Io personalmente, tramite la Fimg (Federazione italiana medici medicina generale), ho provveduto ad inviare ai medici di medicina generale, il 15 marzo, un semplice protocollo diagnostico da utilizzare da remoto per seguire l’evoluzione della malattia infettiva».
In qualità di presidente dell’Ordine, quale aggettivo userebbe per indicare la qualità dell’assistenza medica in ospedale e sul territorio della provincia di Grosseto in questa fase della pandemia?
«Buona e tempestiva. A fine febbraio fu organizzata, con i professionisti della Asl, un incontro con i medici di medicina generale dove i punti salienti furono evidenziati. La risposta ospedaliera e della medicina del territorio è stata adeguata in una situazione oggettivamente difficile».
È destinato a cambiare, d’ora in avanti, il tipo di rapporto medico – paziente dopo l’esperienza del coronavirus?
«L’epidemia ha reso tutti coscienti dell’importanza della medicina del territorio, rivalorizzando la figura del medico di medicina generale». —
GIAN UGO BERTI
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