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Petriolo, gli “Amici” inscenano il funerale dello stabilimento

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SATURNIA

L’appello per lasciare le Cascate termali di Saturnia ad uso pubblico, lanciato sul portale change.org a fine maggio, è arrivato in quarantacinque Paesi di tutti i continenti. E 6.548 persone lo hanno sottoscritto. Con questi risultati il promotore, Stefano Gennai di Sesto Fiorentino, turista innamorato da sempre di Saturnia, si rivolge al sindaco di Manciano, Mirco Morini.

«I sottoscrittori, con sensibilità e approcci diversi, hanno apprezzato l’appello per la salvaguardia e l’uso comune di un luogo unico e meraviglioso come le cascate di acqua sulfurea del Mulino a Saturnia – dice Gennai –. Perciò le chiediamo che sia seriamente presa in considerazione l’idea di costituire un Parco gestito dagli enti pubblici che assicuri la regolamentazione degli accessi, la sicurezza e la manutenzione del sito, creando nuove opportunità di lavoro e contribuendo anche alla ripresa economica che seguirà la grave crisi dovuta all’emergenza Covid».

La questione è quella che si trascina da anni della gestione dell’area, uno dei pochi siti termali accessibili senza dover pagare l’ingresso o passare da uno stabilimento, e certamente uno dei più suggestivi al mondo, per le sue terrazze-piscina naturali, alimentate dall’acqua termale portata dal torrente Gorello. Le cascate sono proprietà pubblica. Un’area sovrastante, funzionale alla loro fruizione, è invece della società Terme di Saturnia, che, più a monte, possiede l’omonimo resort. La convenzione, firmata tra Comune e Terme nel 2015 per affidare al primo il comodato d’uso, quest’anno non è stata rinnovata. Terme di Saturnia vuol tornare a gestire quel che è suo per strappare il luogo al degrado, piaga annosa della zona.

Il 20 marzo il consiglio comunale ha approvato una convenzione che autorizza l’ampliamento di 200 metri quadrati di una attività commerciale con servizi alle Cascate del Mulino. —

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