Italia
Resta ferito sul quad per salvare l’allievo paralizzato dalla paura
Francesca Ferri / MONTIERI
Cosa non riesce a farti fare la paura quando ti sale su dallo stomaco, ti chiude la gola, ti congela i pensieri? Può arrivare addirittura a manovrare la tua mano, mentre stringe la manopola dell’acceleratore. E lì sono davvero guai.
Lo sa, a proprie spese, Simone Negrini, guida ambientalista che si divide tra il cavallo e la canoa e coltiva la passione per i quad, i quadricicli fuoristrada. E che nei giorni scorsi è riuscito a salvare la vita a un giovane, bloccato da un fenomeno di freezing (“congelamento”), uno stato di paralisi del corpo indotto dal sistema celebrale e nervoso a causa della paura che blocca le persone sull’azione che stanno facendo.
Simone gestisce a Montieri il circuito 75ª Avventura per imparare a guidare i quad. «È quasi tutto in piano – spiega Negrini – con delle pendenze per riprodurre quello che poi uno si trova ad affrontare fuori strada».
Martedì, nel pomeriggio, è salito su un quad insieme a un allievo, un ragazzo sui vent’anni, turista arrivato da Udine. «Era già passata una mezz’ora – racconta Simone – quando a un certo punto ho notato che dava gas, poi tutto insieme ha tirato il freno ma continuava a girare la manetta del gas. Era paralizzato dalla paura, forse spaventato da una discesa. La situazione si è fatta pericolosissima».
Simone ha cercato per tre volte di strappargli la mano dalla manopola dell’acceleratore. «Alla fine ci sono riuscito – dice Simone –. Lui è stato disarcionato dal lato opposto e la barra dello sterzo si è girata verso di me. Un attimo e il quad mi ha travolto».
Attimi in cui si può davvero decidere per la vita o la morte. Per fortuna martedì ha vinto la vita. Simone ne è uscito con una spalla rotta. E anche il ragazzo era vivo e senza nemmeno un graffio. Ma sotto choc. «È rimasto a terra con gli occhi sgranati e ancora la mano che “dava gas”, per due minuti – racconta Simone – Quando si è ripreso, non riusciva a capacitarsi di quel che era successo».
Simone domani sarà operato all’ospedale Misericordia di Grosseto. Tanto dolore, un mese fermo ma almeno è riuscito a salvare la vita al giovane allievo. «Ed è la cosa più importante», dice.
L’esperienza, purtroppo, non è isolata. «Non è la prima volta che ci capita di vedere persone colte da freezing – dice Negrini –. Lo stile di vita più sedentario che in passato ti porta a vivere esperienze meno “agresti” e non permette alle persone di sviluppare uno spirito di adattabilità e autocontrollo in certe situazioni. Sono anni che, nella mia professione di guida, lotto per salvare la vita chi reagisce alla paura istintivamente con il freezing. Per ovviare a questo tipo di “inconveniente” ci siamo organizzati con varie soluzioni, esercizi e strategie e posso affermare di aver salvato l’incolumità di decine di persone, mettendo a rischio la nostra». —
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