Il Tirreno

Grosseto

«Aumentare i posti letto e potenziare Cup e telemedicina»

Gabriele Baldanzi
«Aumentare i posti letto e potenziare Cup e telemedicina»

Il presidente della Conferenza dei sindaci, Giacomo Termine, elenca le richieste ai vertici dell’Asl in questa fase di rientro dall’emergenza 

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l’intervista

Gabriele Baldanzi

Aumentare i posti letto (letteralmente falcidiati negli ultimi 15 anni), potenziare il Cup, puntare sulla specialistica territoriale. Sono le tre richieste degli amministratori ai vertici dell’Asl Sud Est. Se ne fa portavoce Giacomo Termine, presidente della conferenza dei sindaci (nella foto).

Termine commenta le recenti scelte sanitarie per la provincia di Grosseto, partendo dai contenuti della delibera aziendale 531, che nei giorni scorsi ha esplicitato il piano di riorganizzazione dei presidi ospedalieri grossetani.

Lei è stato piuttosto critico sulla delibera...

«Voglio sperare, dopo le rassicurazioni del direttore generale Antonio D’Urso, che la 531 rappresenti veramente un’occasione per tornare a investire sui servizi sanitari territoriali, rafforzando il legame tra le diverse professionalità: medici di base, specialisti, settore infermieristico e riabilitativo».

C’è chi teme che la “de-escalation”, ovvero il ritorno all’organizzazione ordinaria dell’ospedale Misericordia di Grosseto, possa far diventare definitive alcune scelte adottate durante l’emergenza.

«La riorganizzazione comporterà aggiustamenti, nuovi investimenti e servizi, ma le azioni vanno programmate insieme ai sindaci, mettendo al centro i cittadini».

I segnali che giungono, però, non sono incoraggianti.

«Il Misericordia, per tre mesi, nella fase in cui imperversava il Covid, è stato ridisegnato. Una scelta motivata dalla necessità di evitare la commistione tra percorsi diversi in un’ottica di contenimento del contagio e di rispetto delle regole di sicurezza. Ora si potrà approfittare di questa situazione per rivedere l’organizzazione dei servizi sul territorio, anche alla luce delle ultime indicazioni della Regione».

Quali sono?

«Potremmo spostare settori e percorsi sanitari fuori dell’ospedale Misericordia. È evidente che non sarà un processo immediato e comporterà un restyling di certe strutture. Il territorio dovrà essere dotato di centri sanitari più moderni e più accoglienti».

Rispetto a quindici anni fa si ha la sensazione che voi amministratori, i rappresentanti del territorio, la politica, abbiate meno potere per incidere sulle scelte dei vertici aziendali.

«Non vi è dubbio che, in un’area così vasta, l’ascolto e la concertazione con i sindaci, che rappresentano gli interessi della popolazione, sia più articolata e complessa. Un confronto puntuale con D’Urso, con il direttore amministrativo e con il direttore sanitario, c’è sempre stato, perché le scelte in materia di salute delle persone devono essere condivise e non calate dall’alto. Tanto più adesso».

Entriamo nel dettaglio della riorganizzazione. Cosa chiedete?

«Che sia un’occasione per aumentare l’offerta di servizi territoriali. Non solo. Dovrà essere previsto un aumento complessivo dei posti letto per le cure intermedie, almeno 70 posti per tutta la provincia. Negli ospedali di comunità i posti letto dovranno essere raddoppiati. A Grosseto l’offerta attuale è 20 e vorremmo portarla a 40, su Massa Marittima da 3 a 20. In più ne introdurremo a Follonica, Orbetello e Pitigliano. Un modo per dare risposte a quei cittadini che non hanno più bisogno delle prestazioni ospedaliere tipiche e non rientrano nelle casistiche previste per le Rsa».

Ospedali di comunità.

«Devono essere gestiti con una degenza media di circa 20 giorni, senza avere meno di 15 posti letto. Un modo anche per valorizzare la medicina generale, visto che saranno proprio i medici di base i principali attori sul territorio. E vorrei spendere due parole anche sull’hospice per le cure palliative. In questo momento l’attuale struttura, al Misericordia, ha 8 posti letto, un numero insufficiente per l’intera provincia. Dovranno essere almeno 12 su Grosseto, prevedendone altri a Follonica».

In una provincia ampia come quella di Grosseto la specialistica territoriale è un ambito strategico. Come pensate di intervenire?

«Va assolutamente potenziata. Con la telemedicina potrebbe essere estesa anche a luoghi della nostra provincia attualmente scoperti: un’azione che coinvolgerebbe i medici di medicina generale e gli infermieri, punto di riferimento per il cittadino, soprattutto nella gestione della cronicità. Il futuro passa da telemedicina, teleconsulto e assistenza domiciliare integrata».

Qualche esempio?

«Sarebbe importante l’istituzione della rete territoriale di pneumologia, per la cura a casa dei pazienti con patologia respiratoria cronica complessa, evitando loro lunghe degenze in ospedale o spostamenti quotidiani verso l’ospedale. E anche nel settore dei prelievi si deve andare in questa direzione».

Ci vorranno più infermieri.

«Infatti dobbiamo assumere personale infermieristico in grado di andare ad aumentare l’offerta non solo nei punti prelievo, ma anche a casa delle persone. È evidente che tutto questo ha necessità di più mezzi e organici più solidi».

Dulcis in fundo: il Cup… «Dopo i problemi riscontrati nella fase post lockdown, l’Asl ha aumentato le postazioni fisiche e telefoniche. I cittadini devono poter prenotare visite e prestazioni senza i disservizi riscontrati nell’ultimo mese». —

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