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Grosseto

la sentenza 

Ammanchi al Commerciale, la Arienti di nuovo in aula

Francesca Gori
Ammanchi al Commerciale, la Arienti di nuovo in aula

La Cassazione annulla la condanna del figlio, del convivente e di sua figlia La Corte d’Appello dovrà sentire di nuovo la dirigente amministrativa

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orbetello

Quasi 550mila euro spariti e transitati, in sette anni, anche dai conti corrente del figlio, Ahmed Yosri Azzam, del compagno Daniele Trillocco e di sua figlia Barbara. Soldi che sarebbero dovuti restare nelle casse dell’Istituto professionale e commerciale Del Rosso di Orbetello, e che – secondo i risultati delle indagini dei carabinieri – erano stati sarebbero state prelevate abusivamente, a favore della stessa responsabile dei servizi amministrativi come a favore di suo figlio, del convivente della donna e della figlia di quest’ultima.

Per Mirella Arienti, oggi 70 anni, la vicenda, nonostante il patteggiamento definito cinque anni fa con una pena a due anni, non si è ancora chiusa. La donna sarà ascoltata di nuovo, questa volta dai giudici della Corte d’Appello che dovranno decidere la sorte di suo figlio, 38 anni, del suo compagno, 63 anni e della figlia dell’uomo, 36 anni.

In primo grado, il processo nei confronti dei tre, si era chiuso con un’assoluzione, chiesta dallo stesso sostituto procuratore che aveva rappresentato l’accusa nei loro confronti. La Procura generale però, fece appello sostenendo che i tre - così come aveva spiegato la donna agli investigatori - non potevano essere all’oscuro di quando deciso dalla settantenne. Non potevano non conoscere la provenienza di quei soldi, che l’Arienti versava sui loro conti. Sulla base di questa tesi, i tre sono stati condannati dalla Corte d’appello ma gli avvocati Romano Lombardi (difesa Azzam), Leonida Calvisi e Giovanna Canessa (difesa di Daniele e Barbara Trillocco) hanno presentato ricorso: Mirella Arienti infatti, non era stata sentita dai giudici della Corte d’appello. La donna aveva scelto di patteggiare, prendendosi la responsabilità di quanto successo. E senza la nuova testimonianza della settantenne, i giudici fiorentini non avrebbero potuto ribaltare la sentenza di primo grado, condannando i tre per il reato di ricettazione. Il processo in Appello quindi, andrà rifatto alla luce delle rivelazioni dell’ex responsabile dei servizi amministrativi della scuola superiore della cittadina lagunare. I ricorsi presentati dai tre avvocati sono stati accolti perché ritenuti dai giudici della Suprema corte, fondati. L’Arienti era stata ritenuta attendibile dal giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Grosseto Sergio Compagnucci, che aveva per questo assolto i tre. Attendibilità che poi era stata contestata nel ricorso in appello presentato dal Procuratore generale presso la Corte d’Appello. I giudici fiorentini hanno infatti sostenuto che il figlio, il compagno e la figlia non potevano non sapere che quei soldi erano sui loro conti, dal momento che ricevevano gli estratti elaborati dalla banca: in sei anni - sottolineano i giudici fiorentini, è impossibile che non abbiano mai visto di quale cifra disponessero. —

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