Rissa e roghi in via Roma Tre tornano in libertà «Hanno difeso il negozio»
Dieu Merci Ndoudi, 30 anni, resta agli arresti. È accusato anche di resistenza a pubblico ufficiale La versione degli avvocati
Alfredo Faetti / grosseto
Tornano in libertà tre dei quattro uomini arrestati per i fatti consumati sabato notte in via Roma a Grosseto.
La misura di custodia cautelare resta in vigore solo per il 30enne congolese, Dieu Merci Ndoudi, difeso Francesco Tancredi, accusato di essere colui che ha appiccato l’incendio in mezzo alla carreggiata con cartone e plastica. A lui, infatti, oltre alla rissa vengono contestati anche i reati di incendio doloso e resistenza a pubblico ufficiale, in quanto avrebbe colpito più volte l’agente di polizia che lo stava accompagnando al pronto soccorso dopo le ferite rimediate nella baruffa. Per questo è stato confermato lo stato d’arresto nel corso dell’udienza di convalida tenuta ieri mattina dal giudice Marco Mezzaluna.
Gli altri tre sono tornati in libertà senza alcuna misura cautelare: si tratta di due persone bengalesi, Ibrahim Hossain, 44 anni e Shaid Kazi, 43 anni (difesi dagli avvocati Riccardo Lottini e Camilla Toninelli) e un 27enne del Ghana, Muhammed Abdul Rahim (difeso da Marta Flores).
La rissa si sarebbe consumata tra due coppie contrapposte: i bengalesi, titolare e dipendente di un negozio etnico in via Roma, contro il 30enne congolese e il 27enne del Ghana. Questi ultimi due, secondo quanto ricostruito finora, si erano fatti un giaciglio all’ingresso dell’ex Banca dell’agricoltura, davanti al negozio etnico.
La lite poi sarebbe partita per motivi futili. Ma rispetto ad alcuni voci, che volevano i fatti legati al mondo dello spaccio, la droga non c’entrerebbe nulla.
«Hossain e Kazi – scrivono in una nota congiunta gli avvocati Lottini e Toninelli – non hanno nulla a che vedere con questioni di droga e hanno raccontato di essersi difesi dall’azione violenta di un singolo soggetto che in passato aveva avuto comportamenti molesti nei loro confronti e di quelli dei loro clienti: per questo motivo era stato invitato a non frequentare più il loro locale».
I due difensori danno dunque la loro ricostruzione dei fatti. «È stato presumibilmente per motivi di risentimento che questa persona (Ndoudi), e soltanto lei, ha appiccato l’incendio dinanzi ai locali dell’attività commerciale – continua la nota – Incendio rispetto al quale i due nostri assistiti sono quindi completamente estranei. L’autore dell’incendio si è scagliato contro Hossain che cercava di domare le fiamme; Kazi e il figlio di quest’ultimo sono intervenuti in difesa del loro parente (Hossain è cognato di Kazi)».
Lotti e Toninelli sottolineano, inoltre, che «Hossain vive da molti anni nel nostro Paese tanto che ha la cittadinanza italiana. Non ha precedenti ed è perfettamente inserito nella società. Lo stesso vale per Kazi, il quale vive e lavora in Italia con la propria famiglia». —
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