Gessi rossi a Pietratonda Legambiente: «Devastante»
L’Associazione si mette nel solco tracciato dalla sindaca di Civitella Paganico e definisce l’area «un corridoio faunistico» di grande valore: da tutelare
grosseto
È in agenda per oggi la Conferenza dei servizi che potrebbe chiudere l’iter amministrativo per l’autorizzazione degli interventi di “rinaturalizzazione” dell’area delle ex cave di Pietratonda. Dopo il dibattito dei giorni scorsi in vista di questo appuntamento – e per cui sono già intervenuti la sindaca di Civitella Paganico Alessandra Biondi e il sindaco di Campagnatico Luca Grisanti – anche Legambiente entra nella questione.
«Stando alla relazione tecnica presentata a giugno 2019 – nota l’associazione – il progetto per l’ottemperanza dell’ordinanza del Tribunale di Grosseto prevederebbe lo svuotamento del lago dell’Incrociata e il riempimento mediante riporto di materiali ambientalmente compatibili costituiti da solfato di calcio. In buona sostanza, i famosi gessi rossi».
Legambiente dice no. «A tale opzione ci opponiamo per il pregio ambientale dell’area e le mutate condizioni del sito – motiva l’associazione – e chiediamo che la Conferenza non sia di carattere decisorio ma abbia come finalità un ulteriore approfondimento».
L’area delle ex cave di Pietratonda si trova ai piedi dell’oasi faunistica di Monte Leoni, è ricca di falde acquifere, è zona di agricoltori e allevatori, custodisce estensioni boschive, si trova a pochi passi dagli scavi archeologici di un’area termale oggetto di studio da parte della Soprintendenza ai Beni archeologici della Toscana, rammenta Angelo Gentili della segreteria nazionale di Legambiente. Gentili la definisce «un vero e proprio corridoio faunistico per la presenza di avifauna di pregio e di varie specie di animali selvatici tra i cui anche il lupo». La natura poi negli anni ha creato piccoli invasi riempiti dalle acque piovane e dal reticolo idrico superficiale: «Insomma, un luogo unico» sottolinea Gentili. Che aggiunge: «Ci chiediamo perché si debba rammentare e difenderne il valore. Quel ripristino avrebbe un impatto devastante sull’ecosistema dell’intera zona. Ci auguriamo che la Conferenza non rappresenti un momento di decisione quanto piuttosto un’occasione di ripensamento per una decisione che potrebbe rivelarsi drammaticamente impattante, in manie irreversibile». –
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