Quando 30 anni fa babbo Carlo varcò la soglia del Pellicano
grosseto
“I panni sporchi si lavano in famiglia”. Potrebbe tranquillamente essere lo slogan commerciale della Lavanderia Soddu. Realtà imprenditoriale a conduzione familiare, dove la trasmissione del testimone alla generazione più giovane è la regola aurea.
L’azienda è stata fondata dal nonno di Irene Soddu che arrivato dalla Sardegna a Grosseto per giocare a calcio, iniziò vendendo corredi nelle case spostandosi col proprio furgone. Il babbo di Irene, Carlo Soddu, a sua volta, dopo vent’anni di lavoro in banca, decise di prendere in mano l’impresa di famiglia. «Trent’anni fa – racconta Irene – il primo cambiamento radicale. Apriva l’hotel “Il Pellicano” a Porto Ercole, e babbo andò a proporgli la nostra biancheria e tovaglieria. Ai proprietari piacque molto ma gli dissero che non l’avrebbero mai comprata, perché a loro interessava il servizio completo di affitto, lavaggio e stiraggio. Babbo ebbe l’intuizione imprenditoriale, e si propose per quel lavoro iniziando a occuparsi di tutto il ciclo. Da allora siamo i fornitori unici del Pellicano». Nel 1995 nasce la Lavanderia Soddu, che ha sede in un capannone preso in affitto in via Genova a Grosseto. «Da quel momento la lavanderia industriale diventa il corebusiness aziendale, con mia mamma Caterina che affianca il babbo, e inizia un costante percorso di crescita. Che poi subisce un’accelerazione nel 2006, quando i miei decidono di trasferire l’azienda nella zona artigianale di Campagnatico, lungo il tratto Grosseto-Siena della E78, dove hanno acquistato un capannone di 3300 metri quadrati».
Lavorare nell’azienda di famiglia a contatto quotidiano coi propri genitori, però, è cosa più facile a dirsi che a farsi. «Il passaggio generazionale all’interno di un’impresa – sottolinea Irene – è tutt’altro che scontato. Io ho fatto un percorso difficile prima di arrivare ad alcune certezze. Mi sono laureata in scienze politiche e pensavo di fare tutt’altra strada. Poi quattro anni fa sono entrata in azienda ed è iniziato il mio apprendistato. All’inizio ho avuto scontri molto duri con i miei genitori, perché non è facile lavorare ed essere sottoposti continuamente al loro giudizio implacabile. Tre anni fa ho pensato di smettere, ma poi ho superato la crisi e ho deciso di iniziare dall’abc per capire come funzionava l’azienda, facendomi tre anni in produzione. Oggi sono più sicura di me e ho un progetto». —
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