Il presidio
«Per favore, riaprite anche i centri diurni» L’appello di Claudia, Sofi e dei loro genitori
«Per i ragazzi disabili e le famiglie un disagio enorme». Guanti, sanificazione, assembramenti: tutto superabile
grosseto
«Io qua ero sempre sempre sorridente e ora me l’hanno chiuso: devo stare a casa dove mi annoio» dice Claudia. «Mi manca il canto e anche altre attività: ce la devono riaprire», fa eco Sofì scuotendo il pugno.
Sono due volti dei ragazzi della Fondazione Il Sole, che, come gli altri centri diurni per disabili, è ancora in pieno lockdown. Le porte sono serrate. «Hanno riaperto i cinema, le sagre, i confini, hanno riaperto tutto tranne noi, come sempre considerati gli ultimi degli ultimi», dice Flavia Gianferoni, uno dei genitori di questi ragazzi che ieri pomeriggio si è riunito nel giardino della sede a Grosseto per portare l'attenzione delle istituzioni su questo problema. «Siamo genitori, siamo i primi a volere la sicurezza per i nostri figli, ma ci diano delle misure chiare per poter riaprire», continua Gianferoni.
I volti nel giardino della Fondazione sono stanchi e arrabbiati. La quarantena imposta dall’emergenza sanitaria è stato un impegno duro per chiunque, ma per queste famiglie il disagio è stato più marcato. «Dal 6 marzo la Fondazione è stata chiusa e i nostri ragazzi si sono ritrovati chiusi in casa, lasciati soli», spiega Mariella Ceccherini.
«Un genitore può seguirli per alcune ore, con un disegno o altre attività, ma poi non è semplice – continua Carla Bertini – La Fondazione Il Sole non è un parcheggio per questi ragazzi, ma una realtà educativa e aggregante, dove vengono svolte attività mirate alle varie disabilità».
Aver interrotto questa attività per i sessanta ragazzi che frequentano la Fondazione non è stata quindi una semplice chiusura. «È stata un’interruzione di una parte importante della loro vita - prosegue Gianferoni – Quella parte in cui possono stare a contatto con i loro amici e la società».
Ma cos'è che impedisce di riaprire i centri diurni? «La Fondazione ci dice di stare sereni, ma hanno diversi problemi da fronteggiare – spiega Rosanna Guerri – Ma secondo noi genitori sono problemi superabili. Una volta mancano i guanti, un’altra è la sanificazione: questioni appunto che possono essere superate. Anche il problema degli assembramenti: i piccoli gruppi di lavoro possono passare da quattro a due ragazzi, così da garantire il distanziamento. Certo, sarà necessario un maggior impegno economico, perché ogni educatore avrà due e non quattro ragazzi da seguire, ma lo affronteremo».
Ma il nodo da sciogliere è un altro: la Regione Toscana un mese fa aveva annunciato linee guida per la riapertura dei centri diurni, ma ancora non sono arrivate. Così su quella che potrà essere la riapertura c’è ancora molta incertezza. «Ora parlano di fare dei prelievi per i test, ma non si rendono conto di quanto sia complicato fare un prelievo a questi ragazzi – continua Bertini – Sono tre mesi che sono chiusi in casa e non hanno manifestato alcun sintomo. Perché devono subire anche questo?».
La speranza quindi è che disposizioni chiare in materia arrivino quanto prima: lo chiedono le famiglie e lo chiedono anche i ragazzi della Fondazione il Sole. «Devono riaprirla», continua Sofì, agitando con rabbia il pugno ancora una volta. —
alfredo faetti
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