Bocciato dalla Soprintendenza il progetto hotel nell’ex Cirio
La società dovrà presentarne uno nuovo conforme ai caratteri del centro «La modifica dell’orografia risulta in contrasto con la tutela paesaggistica»
porto ercole
Valutazione negativa sul progetto, slitta l’hotel alla ex Cirio. La Soprintendenza archeologica Belle arti e paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo, nell’ultima conferenza di servizi di fine aprile, ha bocciato il waterfront di quella che sarà la nuova struttura alberghiera di lusso al posto della fabbrica dismessa nel 1984 e acquistata dalla società Qarlbo, di proprietà dello svedese Conni Jonsson.
Tra le motivazioni dell’ente, «si ritiene che le previsioni e le modalità di attuazione del piano non comportino una reale riqualificazione del waterfront, non garantendo con esse la tutela dei caratteri identitari del centro storico di Porto Ercole e i caratteri paesaggistici ed ecosistemici-ambientali del tratto di costa interessato dall’intervento, il contrasto del consumo di suolo e dei processi di saldatura dell’urbanizzato».
La società dovrà dunque presentare un nuovo progetto conforme allo skyline del paese. «Gli aspetti che maggiormente contribuiscono ad una valutazione negativa della proposta progettuale – prosegue l’ente – attengono da un lato ad una notevole volumetria del complesso, all’occupazione di suolo non edificato, al processo di saldatura dell’urbanizzato che il progetto proposto accresce, alla compromissione degli elementi determinanti per la riconoscibilità dello skyline costiero identitario. Dall’altro ad una composizione architettonica decontestualizzata rispetto ai caratteri figurativi dell’abitato di Porto Ercole. In merito alla volumetria di progetto, si ribadisce che la previsione di 7.000 metri quadri di superficie, in grado dunque di sviluppare 21.000 metri cubi di volumetrie edificabili (presa in considerazione un’altezza virtuale pari a 3 metri), appare decisamente sovrastimata rispetto all’area di intervento. Il risultato è quello di espandere la struttura utilizzando il piano interrato (raggiungendo una quota di ben 5,60 metri sotto il livello del mare) e di ampliare notevolmente i corpi di fabbrica verso la collina. Questo sviluppo sul lato est è evidentemente quello a maggior impatto paesaggistico: il corpo che va ad ospitare la Spa presuppone infatti ingenti sbancamenti di terreno e la realizzazione di un muro a retta di contenimento alto più di tre piani fuori terra. La modifica dell’orografia risulta pertanto in contrasto con i livelli di tutela paesaggistica previsti per l’area».
Da considerare anche la composizione architettonica, che risulta «completamente avulsa dal linguaggio stilistico del luogo: la ritmicità del fronte, scandito unicamente dalle partiture delle camere, genera una soluzione fortemente geometrica, scatolare, estranea ai caratteri di storicità del posto. I tre piani fuori terra proiettati attraverso terrazzamenti e affacci direttamente sul mare alterano irreversibilmente la sinuosa e caratteristica configurazione della baia del porto vecchio di Porto Ercole, compromettendone in maniera significativa la percezione sia del mare verso la costa dell’Argentario che viceversa».
Il Comune aveva dato parere favorevole dopo alcune modifiche presentate in passato. «La società proprietaria – sottolinea il sindaco Franco Borghini - una volta approvata la variante dalla Regione, ha redatto un primo progetto. Il Comune aveva chiesto di cambiarlo perché interessava aree fuori dalla linea di demarcazione della parte edificabile prevista nella variante. Quindi abbiamo detto di rifare il progetto rimanendo dentro l’area e lo hanno fatto, a noi andava bene perché conforme allo strumento urbanistico. In conferenza di servizi alla Soprintendenza non è andato bene dal punto di vista estetico, quindi devono portare una nuova proposta che stia bene a loro. Se dovesse andare bene poi il progetto andrebbe in consiglio comunale per l’approvazione, poi andrebbe esposto per 60 giorni». — Andrea Capitani
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