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Grosseto

sCUOLA/il flash mob 

I banchi in piazza e la rabbia dei prof «Lezioni in presenza no al plexiglass»

Lina Senserini
I banchi in piazza e la rabbia dei prof «Lezioni in presenza no al plexiglass»

Protesta dei sindacati contro il Governo, 50 i partecipanti «Non si può più aspettare su personale e spazi per le aule» 

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GROSSETO

Più di 50 persone si sono raccolte in piazza Dante Alighieri a Grosseto, tra il palazzo comunale e la statua di Canapone, in occasione dello sciopero generale nazionale della scuola, organizzato da Filc-Ggil, Cisl-Scuola, Uil-Scuola Rua e Gilda-Unams.

Sindacalisti, insegnanti, ma anche tanti passanti che si sono fermati a guardare il curioso flash mob messo in piedi per protestare contro la politica del Governo sulla pubblica istruzione. Sono stati disposti una trentina di banchi alla distanza prevista dalle regole anti-Covid, con i segretari provinciali, Cristoforo Russo (Filc-Cgil), Alfonso Nocchi (Cisl-Scuola), Fabrizio Settembrini (Uil-Scuola Rua), e Barbara Del Dottore (Gilda-Unams), in prima fila, insieme ad altri rappresentanti sindacali e molti insegnati. Ventimila le famiglie interessate, 3.500 il personale tra docenti e Ata. «L’obiettivo era quello di far vedere concretamente quanto spazio serve per lasciare unita una classe di 30 ragazzi – ha spiegato Cristoforo Russo – tenendo conto del distanziamento e senza tirare in ballo sistemi di protezione a nostro parere impraticabili. Sono necessarie risposte urgenti, concrete e costruttive perché non si può più aspettare». Il Governo, infatti, è indietro sull’organizzazione del rientro a settembre, sulla stabilizzazione dei precari, su come intenda far tornare i ragazzi in classe in sicurezza, tema questo strettamente collegato con le altre questioni. Ad esempio avere un numero adeguato di insegnanti per aumentare le classi e rispettare il distanziamento.

La didattica a distanza, che è stata proposta dalla ministra Azzolina come soluzione nel caso di ripresa della pandemia, è in realtà uno strumento integrativo e non sostitutivo, cui ricorrere solo se strettamente necessario. Da qui la richiesta dei sindacati di «ritornare alla didattica in presenza, adottando nel contempo le opportune misure di distanziamento, anche se questo porta subito al problema degli spazi disponibili. Ridurre il numero di alunni per classe – spiegano – comporta un incremento del fabbisogno di spazi in cui svolgere le attività».

In provincia di Grosseto, nelle zone periferiche ci sono istituti che hanno piccole classi, ma nei centri più grandi la media è di 23/25 alunni. Calcolando che la distanza deve essere di un metro, per ogni ragazzo sono necessari 1, 69 metri quadrati. Che significa una media di 38 metri quadrati per aula. «È evidente che solo in rarissimi casi ci sono a disposizione spazi sufficienti, per cui devono essere trovate soluzioni alternative e realizzabili nel poco tempo che resta. Le dichiarazioni della ministra Azzolina, tuttavia, non vanno in questo senso. Come si può pensare di mettere i ragazzi in gabbie di plexiglass, oppure liquidare tutta la difficile situazione con il ricorso alla didattica a distanza?» si chiedono i sindacati. La strada per loro è un’altra: risorse immediate per assunzioni straordinarie di insegnanti, personale di supporto e tutte le figure professionali necessarie, investimenti in edilizia e nei trasporti, oltre quelli già previsti. «Deve essere fatto ogni sforzo per ritornare alla scuola in presenza. Per questo è necessario mettere a punto un piano straordinario di investimenti, ripensare tempi e luoghi per organizzare il lavoro didattico e amministrativo. È questa l’occasione per andare oltre l’emergenza del Covid-19, investendo in istruzione e conoscenza in modo che il diritto alla formazione diventi un diritto esteso a tutti, assumendo come obiettivo la lotta alle diseguaglianze e alla precarietà, la crescita culturale e democratica del Paese», concludono. —

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