Il presidio
Mutui più lunghi e agevolazioni Primo successo per i vignaioli
Il governo ha approvato l’emendamento presentato dai produttori per le aziende agricole
GROSSETO
Primo grande successo del movimento spontaneo di vignaioli e produttori di vino di qualità, uniti nella rete nazionale riconoscibile dall’hashtag #ilvinononsiferma.
Il Governo ha accolto la proposta di emendamento per il decreto “Liquidità” che, per le aziende agricole, prevede l’allungamento dei tempi di rientro dei mutui a 15 anni, con un preammortamento di due. Che significa iniziare a pagare la prima rata dopo 24 mesi e avere davanti un periodo per la restituzione del prestito più consono ai tempi di produttività dell’agricoltura.
L’emendamento chiama in causa anche l’Istituto di Servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea, che ha tra le proprie funzioni anche forme di garanzia creditizia e finanziaria per le imprese agricole), che potrà concedere mutui a tasso zero, fino a 200mila euro, restituibili in 15 anni, per le “ristrutturazioni finanziarie”, le spese di gestione o gli investimenti. Contestualmente, l’articolo 78 del decreto “Cura Italia” ha sbloccato la costituzione del Fondo continuità per le imprese agricole per il recupero degli interessi passivi, dando respiro a molte aziende in termini di liquidità. «È una boccata di ossigeno importantissima per noi», dice Edoardo Ventimiglia, titolare dell’azienda Il Sassotondo a Pitigliano, tra i promotori del gruppo dei vignaioli, che ha in Toscana, in particolare in Maremma, lo zoccolo duro dei partecipanti.
Prevalentemente piccole e medie imprese, rappresentative della migliore viticoltura italiana, che da aprile lavorano per portare la voce dei viticoltori ai tavoli della Regione e del Governo, offrendo un supporto di idee e proposte a chi, invece, è investito di incarichi istituzionali. «Di recente – aggiunge – poi abbiamo fatto una petizione che ha raccolto circa 1700 adesioni tra produttori, distributori Horeca, professionisti del mondo del vino, concentrandoci di più sull’azione e sulla sostanza, considerando sempre che siamo nati come gruppo spontaneo. E i risultati sono arrivati anche se non è solo opera nostra. Siamo certi, tuttavia, che le indicazioni per gli emendamenti siano partite dalle nostre rivendicazioni, contenute nel memorandum inviato a maggio al presidente Conte».
Approvati gli emendamenti, c’è tuttavia da attendere i decreti attuativi, banco di prova per la tenuta delle decisioni assunte in aula, mentre il gruppo #ilvinononsoferma già guarda avanti e pensa alle prossime due battaglie, per le quali il tempo farà la differenza per l’efficacia del risultato. La prima è la cosiddetta vendemmia verde, una misura per la riduzione della quantità di vino, che prevede l’eliminazione dei grappoli di uva dalla pianta prima che giungano a maturazione, così da rendere la vigna meno produttiva. Il Governo mette a disposizione 17 milioni di euro per le aziende che scelgono questa soluzione o quella della distillazione di crisi, ovvero inviare vino da tavola alla produzione di alcol ad uso industriale, a 25/30 centesimi di euro al litro per il produttore. «Sulla vendemmia verde regna l’incertezza. Sembra che la misura venga inserita nel decreto “Rilancio”, che ancora deve fare tutto l’iter parlamentare, con il rischio di arrivare all’approvazione definitiva in agosto. A nostro parere fuori tempo massimo – dice Ventimiglia – perché le buone pratiche dicono che va fatta ora. In Francia, tanto per fare in esempio è già stata programmata. Per ora sappiamo che verrà fatta solo per vini Igt, Doc e Docg, con modalità già decise, anche se al momento non c’è niente di certo, se non che i tempi non ci sono».
Stessa cosa per l’altra grande rivendicazione dei vignaioli: lo stoccaggio, alternativo alla distillazione di crisi. «Noi ci battiamo per il sostegno all’acquisto o affitto di container, serbatoi, magazzini in cui stoccare il vino, ricorrendo anche a materiale rigenerato. Il rimpallo è tra Unione europea, Governo e Regione, che in ultima battuta ha in mano la palla. Chiediamo finanziamenti smart, che arrivino subito perché, anche in questo caso, se c’è qualcosa da comprare va fatto ora». Infine un appello alla politica. «Fatevi sentire e decidete, se vi sta a cuore il settore. O sarà troppo tardi per qualunque soluzione». —
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