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Ucciso da una fucilata in battuta: assolto il compagno di caccia
Chiuso il processo per l’incidente di Monte Verro del 2011 La difesa aveva sostenuto che il fatto era imprevedibile
capalbio
La decisione correva sul filo sottile che divide la colpa dall’evento fortuito. Secondo il codice penale la prima consiste in un evento non voluto ma comunque determinato da imprudenza o negligenza. Il secondo, l’evento fortuito, rappresenta un evento eccezionale e imprevedibile su cui non può agire l’agente che compie l’azione.
Il giudice Giovanni Puliatti ha optato per questa seconda opzione, assolvendo Adriano Pinzuti, oggi 64 anni, accusato di omicidio colposo dopo un incidente durante una battuta di caccia, in cui perse la vita Guelfo Lucchetti, 67 anni. La mattina del 28 dicembre 2011 Pinzuti salì su un albero durante una battuta di caccia al cinghiale, senza abbandonare la postazione che gli era stata assegnata. Esplose un colpo con il suo fucile convinto di mirare contro l’animale, ma il proiettile attraversò il torace di Lucchetti, uccidendolo sul colpo. Un incidente di caccia consumato a Monte Verro, in quel di Capalbio, da cui è nato un processo adesso concluso. Nel capo di imputazione, gli era stata contestata la violazione di tre norme del regolamento: l’abbandono della postazione che gli era stata assegnata dal capocaccia, perché era salito su un albero; l’esplosione di un colpo di fucile fuori dell’angolo consentito; lo sparo verso una sagoma in movimento che non facilmente identificabile a causa della presenza di una fitta vegetazione. «Questi sono processi difficili anche umanamente – ha detto in apertura di requisitoria la pm onoraria Fidelia Dompetrini – Ci sono il dolore e la tragedia vissuta nel vedere un amico morire per un colpo sparato dal proprio fucile». Ma secondo il pm, la colpa c’era, in quanto la morte non sarebbe avvenuta, stando alla perizia balistica, se Pinzuti non fosse salito sull’albero. Per questo, aveva chiesto una condanna di 6 mesi. Ma sempre sulla base di quelle stesse perizie, l’avvocato difensore Francesco Scorsone del foro di Roma ha spinto per l’assoluzione, basandosi sulle stesse perizie, sostenendo che lo sparo era rientrato nell’angolo di tiro, che nessuna norma della caccia vieta di salire sull’albero e puntando soprattutto su quelle che sarebbero state le responsabilità di Lucchetti, la vittima che non solo quella mattina era arrivato in ritardo alla battuta e nessuno sapeva della sua presenza, ma anche si era spostato anche di due chilometri rispetto alla postazione assegnata. Quando quel colpo è stato sparato, insomma, Pinzuti non poteva sapere che nelle sue vicinanze c’era Lucchetti, vestito con una tuta verde scuro, quindi facilmente confondibile con la vegetazione. Da qui l’assoluzione, l’impossibilità per l’imputato di agire su un fatto imprevisto e imprevedibile. — alfredo faetti
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