Meteo
È tempo di tintarella anche “da terrazza” ma attenti a quando manca la ventilazione
Chi non si sente sicuro ad andare al mare si abbronza a casa, ma possono esserci rischi: il parere del dermatologo Sirna
la nostra salute
gian ugo berti
Allentate le maglie del lockdown, ora si può andare in spiaggia, ma molti di noi potrebbero non sentirsi ancora sicuri nel frequentare luoghi ad alto tasso di presenze, anche se all’aria aperta. E potrebbero voler optare, dunque, per una tintarella più casalinga, da terrazza o balcone, solaio o, per i più fortunati, da giardino privato o condominiale: perché, ormai, è tempo di sfoggiare un pizzico di abbronzatura. Ben venga la tintarella “da casa”, ma con buon senso e prudenza. Lo spiega Riccardo Sirna, già direttore dell’unità operativa di dermatologia dell’Ospedale Misericordia di Grosseto e attuale vicepresidente nazionale Adoi (Associazione Dermatologi Ospedalieri Italiani e della sanità pubblica).
vantaggi
Conosciamo alcuni effetti benefici psicologici legati alla esposizione ai raggi del sole e, in un momento così difficile come quello della pandemia da Covid 19 sicuramente un aspetto più abbronzato assicura un po’ di confort e aumenta il senso di autostima di ciascuno, migliorando al contempo il tono dell’umore. «Dal punto di vista prettamente medico – spiega Riccardo Sirna – è nota l’azione dell’esposizione solare sulla attivazione della vitamina D, fondamentale per il metabolismo del calcio e del fosforo e dei processi di mineralizzazione delle ossa. La quantità di vitamina D e suoi derivati dipende dalle radiazioni ultraviolette, dalla superficie cutanea esposta, dal suo spessore, dalla pigmentazione e dalla durata della permanenza alla luce». «Dal punto di vista dermatologico, sono noti gli effetti benefici dell’esposizione alla luce solare nei soggetti affetti da dermatosi croniche in modo particolare la psoriasi e la dermatite atopica».
svantaggi
Dall’altro lato non bisogna dimenticare i rischi legati alla esposizione eccessiva sia in forma acuta e concentrata nel tempo che si manifesta con l’eritema solare (che talvolta evolve nella vera “ustione solare”), nelle fito e nelle fotodermatiti: le prime scatenate dal contatto con sostanze di origine vegetale e successiva esposizione al sole, le seconde dopo il contatto o l’ingestione di sostanze chimiche (spesso anche farmaci) e successiva esposizione ai raggi solari. «L’esposizione cronica (protratta per anni) – descrive Sirna – oltre a indurre l’invecchiamento cutaneo (fotoaging) caratterizzato da rughe, macchie senili, dilatazione dei capillari e ghiandole sebacee con la formazione dei comedoni (punti neri), provoca, specie nei soggetti con carnagione chiara, l’insorgenza di lesioni di tipo tumorale come le cheratosi attiniche, gli epiteliomi ed il melanoma».
occhio all’ambiente
«Negli ambienti “cittadini”, sedi forzate di esposizione al sole – sottolinea Sirna – è necessario prestare particolare attenzione alle superfici riflettenti (pareti, pavimenti), che possono aumentare l’irraggiamento e la concentrazione sulla cute delle radiazione ultravioletta e quindi i danni a parità di tempo». È ben noto del resto come la cute degli operatori marittimi (marinai e pescatori anche del nostro litorale) presenti in modo più accentuato e in maniera più precoce i ricordati danni proprio per riflesso sulla superficie marina dei raggi solari.
Temperatura
Riccardo Sirna accende i riflettori anche su altri dettagli che non devono essere trascurati. «Nelle terrazze e nei balconi, ma anche nei giardini spesso bordati da fitte siepi – dice – spesso viene a mancare un minimo di ventilazione (i muri e le siepi a volte riparano anche dal classico maestralino pomeridiano che spira anche in città) con conseguente possibile elevazione della temperatura legata anche l’assenza di strutture ombreggianti quali tende, ombrelloni e similari che possono attenuare l’effetto termico dei raggi solari. Le conseguenze dell’aumento della temperatura ambientale possono provocare importanti conseguenze circolatorie (disidratazione, peggioramento dell’insufficienza venosa, ipotensione, colpo di calore, fino a conseguenze potenzialmente gravi)».
Cautela
È ormai risaputo che è necessario esporsi in maniera graduale ai raggi del sole (cosa che riduce il rischio dei danni acuti), evitare le ore “calde”, quelle centrali della giornata, specie dalle 11 alle 16, quando i raggi solari sono più diritti e la concentrazione dei raggi ultravioletti è maggiore. «Un aiuto alla riduzione dei rischi – nota l’esperto – si può ottenere con l’impiego delle creme protettive che abbiano un “fattore di protezione” elevato, almeno oltre 30. L’alimentazione ricca di frutta e verdura fornisce sostanze ad azione antiossidante che contribuiscono a riparare i danni avvenuti nella cute».
Pelle ed occhi chiari
«I soggetti più a rischio sono quelli con carnagione ed occhi chiari (cosiddetti Fototipo 1 e 2 di Fitzpatrick), che si ustionano facilmente e si abbronzano con difficoltà, ma le regole per la buona esposizione al sole valgono per tutti. Parlatene col medico di fiducia». –
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