Il presidio
Il caso Albini: trovata morta nel bosco, arriva il Ris per un ulteriore sopralluogo
Roccatederighi, si avviano a conclusione le nuove indagini sulla scomparsa dell’anziana. Tre ore di ispezione, presenti anche i figli
ROCCATEDERIGHI. Sono nella fase conclusiva le indagini – riaperte nel dicembre scorso – sulla morte di Alda Albini. Il 22 maggio a Roccatederighi c’è stato l’ennesimo sopralluogo (oltre tre ore di ispezioni e repertazioni), da parte dei Ris di Roma, nel boschetto in cui fu ritrovato il cadavere. In azione una ventina di persone, tra tecnici, inquirenti, periti e avvocati. Presenti anche i due figli della donna: Serena e Walter Pizzetti.
Nel dicembre scorso la Procura della Repubblica di Grosseto ha riaperto le indagini, dopo che i legali dell’ex genero e delle nipoti (minorenni) di Alda avevano presentato al pm Salvatore Ferraro una articolata richiesta di approfondimento sulla morte dell’anziana, avvenuta, si presume, il 21 dicembre del 2017. Le ultime ispezioni scientifiche erano avvenute a inizio marzo, prima della pandemia, e avevano riguardato l’appartamento di Albini passato al setaccio usando anche il luminol.
La criminologa Roberta Bruzzone, perito della famiglia Pizzetti, si è mostrata scettica: «Siamo qui per completare le attività di integrazione richieste dalla Procura, cioè un ulteriore sopralluogo e studio della zona in cui fu ritrovato il cadavere. Gli elementi per chiarire questo giallo, però, c’erano già nell’inchiesta che non a caso si era conclusa con l’archiviazione. Oggi francamente non credo che avremo indicazioni nuove, tali da spostare le precedenti valutazioni. Il luogo era già stato documentato nell’immediatezza del ritrovamento, in un’epoca indubbiamente più interessante».
Il caso di Alda Albini, negli ultimi due anni, si è arricchito di “novità tecniche”, testimonianze, verifiche di esperti, ed è cresciuto il mistero su quella morte. Oggi, proprio come a gennaio del 2018, restano tanti punti da chiarire: la posizione del corpo, la borsa, il cellulare. Elementi che non si allineano. Paolo Florio, avvocato del Foro di Firenze, affiancato dai periti Luciano Garofano, Maurizio Saliva e Paolo Reale, è convinto – a differenza della Bruzzone – che ci siano ancora elementi di enorme interesse da valutare e indagare. Sono agli atti nuove testimonianze, una perizia sui cellulari che colloca altrove la borsa della donna e in ultimo il trauma cervicale (emerso durante l’autopsia), definito dal medico legale, nel corso delle indagini difensive, “compatibile con un evento omicidiario”.
Alda Albini scomparve da casa nella notte tra il 20 e il 21 dicembre di tre anni fa. Nessuno la cercò per oltre due settimane, finché – trascorse le vacanze natalizie – fu presentata una denuncia ai carabinieri di Roccatederighi. Partirono le ricerche. Arrivarono in paese anche i cani molecolari, ma nulla. A ritrovare il corpo, adagiato in un torrente, sono stati tre bambini il 21 gennaio 2018, mentre giocavano a fare gli esploratori. I figli di Alda Albini hanno assistito ieri alle attività svolte dai Ris accanto ai rispettivi avvocati: Maria Cristina Ciace per Serena e Giovanni Canino per Walter. Per compiere i rilievi, coordinati dal maggiore dei Ris Mauro Capone, è stata chiusa per oltre mezz’ora la provinciale di Meleta all’altezza del ponte della Fontona. Sul posto, come detto, anche il generale Garofano nelle vesti di perito di parte, Tonino Pirozzi, l’investigatore privato grossetano che ha permesso la riapertura del caso, il comandante della stazione dell’Arma Francesco Ricci e il comandante del nucleo investigativo provinciale dei Carabinieri Clemente Errico.
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