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Incassò 600mila euro da un anziano: condannata una colf
Monte Argentario: era la sua collaboratrice domestica e lei nega: «Era la mia liquidazione, soldi promessi e versati in piena lucidità» ma il giudice l'ha condannata a tre anni e a risarcire i familiari.
GROSSETO. Tre anni e 800 euro. Più il risarcimento danni per 600mila euro, con 300mila di provvisionale e 3.800 di spese. Più l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. E inoltre la conversione da sequestro preventivo della polizza assicurativa in sequestro conservativo a garanzia dei crediti della parte civile. Questa la decisione del giudice Adolfo Di Zenzo che ha condannato per circonvenzione di incapace una donna di 59 anni, Filomena Carta, abitante a Monte Argentario, imputata in qualità di collaboratrice domestica.
Il giudice ha ritenuto come più grave, tra le varie imputazioni mosse, quella relativa a un assegno da 100mila euro che la donna avrebbe ottenuto abusivamente da Elio Aloisio, nato nel 1930, giornalista, uno dei componenti del gruppo fondatore di Repubblica. I fatti contestati avrebbero avuto luogo a Monte Argentario nel periodo tra il 2012 e il 2014. Delle indagini si era occupata la Tenenza di Orbetello della guardia di finanza, che aveva compiuto accertamenti di varia natura. E aveva anche proceduto al sequestro preventivo della polizza, convalidato dal gip nel gennaio 2016. La Procura aveva contestato le ipotesi di circonvenzione anche per l’acquisto di una Smart Fortwo coupè intestata alla donna, per due riscatti parziali (100mila e 200mila euro) e poi uno totale (232mila euro) di una polizza assicurativa (la smobilitazione di capitali avrebbe comportato la rinuncia a buoni tassi di rendimento oltre alle spese per la pratica, secondo l’imputazione), nonché per un altro assegno da 33mila euro. Il tutto per un importo da oltre seicentomila euro; e il tutto sarebbe avvenuto quando l’uomo era in condizioni di infermità.
In aula, il viceprocuratore onorario Massimiliano Tozzi aveva sollecitato una condanna a 3 anni, ritenendo riscontrate le responsabilità dell’imputata e rilevando un danno di particolare gravità. A lungo si era speso in questa stessa direzione l’avvocato Luca Giurato, parte civile per la figlia Barbara Aloisio, che aveva parlato di atti della badante che sarebbero stati caratterizzati da «malafede», di un uomo descritto dai testimoni tutt’altro che lucido, di una situazione compromessa e che si è soffermato anche sulla possibile destinazione del denaro.
L’avvocato Gabriele Venceslai, difensore di Carta, aveva invece iniziato la propria arringa sollecitando l’assoluzione perché il fatto non sussiste o perché non è reato, dichiarando l’assenza di certezze in merito alle contestazioni. Il legale aveva compiuto una valutazione positiva dello stato di salute dell’uomo, in relazione all’arco temporale delle imputazioni, sulla base sia delle attestazioni mediche sia delle dichiarazioni dell’addetta della compagnia assicuratrice («sempre lucido, mai segni di decadimento»).
Prima della discussione, la signora Carta si era fatta interrogare per alcuni minuti, spiegando di aver lavorato sostanzialmente in nero in casa Aloisio dal 2007 al 2015 e che il denaro che le era stato dato costituiva di fatto la liquidazione che il datore di lavoro le aveva liberamente promesso e deciso di versare. Rispondendo alle domande del suo legale, aveva dato indicazioni sull’auto, sulle condizioni di salute dell’uomo, sui rapporti con le figlie, sulle persone che frequentavano la casa (dagli addetti alla manutenzione a un amico con cui andava a prendere il caffè), sulla periodicità della presenza di Riccardo Rossi (l’attore – era stato testimone in aula - «l’ho visto solamente due volte»), sui conti aperti per depositare il denaro e sulla regolarizzazione della donazione compiuta davanti a un notaio.
Il giudice si è riservato quindici giorni per le motivazioni, poi l’avvocato Venceslai potrà presentare appello contro la condanna.
pierluigi sposato.
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