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Pesca, è cambiato il mercato dopo l’emergenza Covid-19
Le aziende che operano nel Golfo, pur lavorando, hanno visto ridursi i ricavi ma si sono risollevate puntando su vendite dirette (mitili) e supermercati (orate)
follonica
Il Golfo di Follonica non viene sfruttato soltanto per le belle spiagge che ogni estate garantiscono al settore turistico di crescere e arricchirsi; quelle acque sono anche ricche di pesci e, oltre ad essere una fonte di guadagno per i pescatori locali, ospitano anche degli allevamenti ittici importanti.
Al centro del Golfo, a circa 4 miglia dalla costa, in un’area di circa 100 ettari, si trova uno degli allevamenti più grandi d’Italia se non il più grande: l’Agroittica Toscana. Non solo: al largo, di fronte alle spiagge di Perelli, si trova anche l’allevamento di Cozze Toscane, l’unico in Regione, gestito dalla cooperativa Venere. Il lockdown dovuto al coronavirus ha però inevitabilmente influito anche sul mercato ittico, anche se nel Golfo di Follonica gli operatori hanno saputo gestire l’emergenza provando ad arginare le difficoltà. E questo vale per la pesca come per l’itticoltura o la mitilicoltura.
Nel Golfo di Follonica è piuttosto diffusa la pesca al rossetto: «Quest’anno le giornate di pesca sono state molto ridotte – spiega Danilo Di Loreto, responsabile regionale della pesca per Coldiretti – delle 240 giornate permesse ne sono state sfruttate appena 40». La pesca non aveva nessun tipo di fermo imposto ma in seguito al lockdown si sono bloccate gran parte delle vendite. «La specie è stata toccata pochissimo ma per verificare gli effetti che questo fermo ha avuto sulla riproduzione del rossetto si stanno conducendo degli studi».
Quella al rossetto è una pesca che si può svolgere solo se autorizzati ma in pochissimi in questi mesi hanno lavorato: «Tanti di questi pochi che fanno la pesca al rossetto – dice Di Loreto – fanno con questo pesce il 70% del loro fatturato. Ed essendosi bloccata la vendita, che per l’85% avviene in Liguria, nessuno ha lavorato subendo danni molto importanti».
Diversa la situazione per gli allevamenti: Paolo Del Lama, uno dei fondatori della cooperativa Venere che alleva i mitili, ha raccontato la sua esperienza. «Con il coronavirus ci siamo inizialmente fermati – dice Del Lama – La nostra attività avrebbe potuto proseguire senza problemi ma le vendite sono calate del 90% e, soprattutto, i clienti che avevano da pagare non hanno saldato i conti. Siamo una cooperativa con 15 soci e non è stato facile affrontare questa situazione».
Il momento drammatico si è però trasformato in un’occasione per cambiare strategia: «Dopo un momento di assestamento, nel quale si è visto che anche la grande distribuzione ha preferito appoggiarsi all’importazione, siamo partiti con l’idea della vendita diretta, e ha funzionato».
Le Cozze Toscane hanno quindi iniziato ad arrivare nelle case dei maremmani grazie alla consegna a domicilio. «L’idea era solo di fare lo stipendio per i ragazzi e invece si è rivelata essere una grossa operazione promozionale. Non ci speravamo nemmeno. E in questo modo anche la grande distribuzione ha corretto il tiro».
Al largo di fronte alle spiagge di Carbonifere c’è poi l’Agroittica Toscana dove da 40 anni vengono allevate orate e spigole. «Abbiamo 64 dipendenti più 15 o 20 persone che lavorano a completamento» dice Claudio Pedroni che racconta anche lui di una modifica sostanziale del suo mercato: «Il nostro settore è andato paradossalmente bene rispetto agli altri: la vendita ai grossisti si è contratta in maniera importante negli ultimi mesi ma di pari passo è cresciuta la vendita alla grande distribuzione». Insomma, nessuna vendita per i grossisti che trattano con la ristorazione ma una crescita delle vendite nei supermercati proprio perché nelle case degli italiani, in questi lunghi mesi, si è cucinato parecchio. «Abbiamo risentito del blocco, ovviamente – dice Pedroni – ma l’enorme esplosione delle vendite nei supermercati ci ha dato un sostegno importante. Inoltre il Covid-19 ha comportato anche una difficoltà per l’importazione e questo ci ha giovato: in Italia l’acquacoltura locale pesa soltanto per il 20% sulle vendite nazionali ma durante il lockdown questa percentuale è cambiata molto».
E l’Agroittica adesso pensa di estendere la sua produzione: «A Piombino abbiamo acquistato un capannone di 2600 metri quadri – dice Pedreoni – e da giugno saremo una sea factory. Potremo fare lavorazione, confezionamento e spedizione del pesce e aumenteremo, per quanto possibile, i posti di lavoro. In un momento come questo – conclude Pedroni – credo che sia una cosa importante per il tutto territorio». —
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