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«Regole certe per riaprire e aiuti per sostenere la crisi»
I dubbi di Leonardo Peccianti a un giorno dalla riapertura Dalla distanza tra i tavoli alla richiesta di sostegno per mantenere i dipendenti
grosseto
Con il decreto approvato nella notte tra venerdì e sabato, i ristoratori possono intravedere uno spiraglio di luce: «Ma ora servono regole certe per riaprire, perché i dubbi sono tanti». A rompere gli indugi e parlare, ieri, è stato Leonardo Peccianti, patron della Locanda de’ Medici. L’imprenditore è contento di questo primo passo ma, avverte: «Ora dobbiamo sapere esattamente cosa dobbiamo fare e come possiamo farlo, a partire dalle distanze. Dire a un ristorante che bisogna stare a un metro di distanza non significa nulla: la distanza deve essere calcolata tra i tavoli? tra sedia e sedia? tra le sedie di uno stesso tavolo?». Dubbi che solo chi ha a che fare con una sala da mandare avanti può avere. Molti tavoli dei ristoranti misurano 70 per 70 centimetri, al massimo 70 per 90. «Difficilmente arrivano ad un metro - spiega Peccianti - ed è ovvio che ciascuno di noi possa avere un dubbio di questo genere. Servono linee guida chiare che mi dicano se dovrò usare l’olio nelle bustine monodose o se potrò continuare a utilizzare la bottiglia con il salvagoccia».
Peccianti, già durante la manifestazione organizzata insieme ai suoi colleghi davanti al Comune, quando furono consegnate le chiavi di un centinaio di locali dell’intero territorio comunale al sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna, fu chiaro: «lo Stato deve darci degli aiuti», disse. «Lo ribadisco anche oggi - dice - Le imprese come la mia hanno bisogno di sostegno, anche soltanto per mantenere i dipendenti. È ovvio che con le norme sul distanziamento non ci permetteranno di tornare a lavorare come prima. Quante siano le spese e quanto incassino i locali, lo Stato lo sa visto che la nostra contabilità è online. Nessuno di noi ci vuole guadagnare, ma gli aiuti in questo momento sono indispensabili, anche soltanto per mantenere i nostri dipendenti». Quello che invoca Peccianti, è un principio di equità: «È ovvio che nel caso in cui lo Stato aiuti la nostra categoria - aggiunge - se qualcuno facesse il furbo sarebbe giusto sanzionarlo. Ma non possiamo essere lasciati in balia di noi stessi, senza regole certe, pubblicate in Gazzetta e anche senza sostegno economico». —F.G.
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